Il dolore di Cuneo già in ansia per le suore rapite

CuneoC'è una lampada che arde, nella piccola chiesa di Boves, accanto alla foto di Maria Teresa Olivero e Caterina Giraundo, le due suore cuneesi rapite in Kenya il 9 novembre dell'anno scorso. «Prego per Rinuccia e Teresa - spiega don Bruno Mondino -. Il mio cuore è con loro, ma ogni giorno che passa sono sempre più preoccupato per le loro condizioni di salute».
E la preoccupazione è aumentata ancora di più quando ieri si è avuta la notizia della morte di padre Giuseppe Bertaina, originario di Madonna dell'Olmo - una frazione alla periferia di Cuneo - dove vivono ancora alcuni dei suoi familiari. A ottobre aveva festeggiato i suoi 81 anni e lo storico traguardo di mezzo secolo trascorso in missione nel territorio africano, dove operava fin dalla sua ordinazione. Da tempo non rientrava a Cuneo, avrebbe dovuto farlo per Natale ma all'ultimo aveva preferito rimandare. Nelle sporadiche e disturbate telefonate, più volte aveva detto di essere preoccupato per il crescere delle tensioni e di non sentirsi più tranquillo tra quel popolo che amava tanto e al quale ha dedicato tutta la sua vita.
L'ultima volta che era rientrato nella piccola frazione cuneese, è stato due anni fa, per festeggiare con i familiari il suo ottantesimo compleanno. A dare la triste notizia della sua morte è stata la sorella Carla, che ha telefonato al nipote Carlo Cometto e a sua moglie Ines. «È una tragedia - hanno commentato tra le lacrime - ma nostro zio non sarebbe mai tornato a esercitare il sacerdozio qui in Italia, era troppo forte la sua passione per l'Africa». «Più volte - proseguono - si era detto preoccupato perché temeva lo scoppiare imminente di conflitti armati», anche se il nipote aggiunge di averlo sentito più sereno ultimamente: «La situazione sembrava migliorata, non ci aspettavamo una notizia così drammatica».
A una manciata di chilometri di distanza ci sono altre persone che sperano in una telefonata. Sono gli amici e i familiari di Maria Teresa Olivero e Caterina Giraundo, le suore da giorni in mano ai rapitori. «Teresa e Rinuccia sono la mia famiglia - spiega Franco Ramello, uno dei tanti bambini cresciuti con le religiose - e per farle tornare sono disposto a propormi come ostaggio. Non capiamo però la differenza tra questo rapimento e quello dei cosiddetti "volontari" delle Ong, di cui si parla così tanto da trasformare una vicenda tragica in una sorta di Grande Fratello».