Dolore e rabbia per l’ultimo addio ad Abba

Il padre: «Ringrazio gli italiani, spero che questo affetto serva»

«In campo non aveva un ruolo preciso, era una forza della natura». Correva avanti e indietro Abba, con l’Olimpic calcio di Cernusco. Se lo ricorda bene l’allenatore: «Non era uno che stava zitto, però io ci parlavo, senza la presunzione di dargli ordini». Ora la sua bara è al centro del palco, nell’auditorium di via Don Milani. Coperta dalla maglia della squadra, da un mazzo di fiori gialli e da una cornice d’argento con la foto, quella in cui sorride con la canottiera bianca.
Quando la madre arriva ci sono già centinaia di persone. Il suo ragazzo è stato ucciso a sprangate dieci giorni fa a Milano, in via Zuretti, per il furto di un pacco di biscotti. Lei prende in mano quella foto, la bacia, poi si siede accanto al marito. Lui, Assane Guiebre, è arrivato alle 10 in punto, alla camera ardente nel salone della scuola. Con i fratelli, manca solo il piccolo, di 6 anni. Poi gli amici, e tanta gente che neanche lo conosceva. Fanno la fila per lasciare un messaggio, e le condoglianze ai genitori. Loro si alzano centinaia di volte, ringraziano, salutano, il padre abbozza un sorriso quando il sindaco di Cernusco gli porta i colleghi, gli assessori, la delegazione del Consiglio comunale di Milano, l’assessore Mariolina Moioli.
Da un’entrata di servizio che porta dietro le quinte del palco sbucano due cuoche delle scuole. La mensa è lì accanto. Tolgono la cuffietta e fanno il segno della croce. La prima manda un bacio alla bara di legno marrone che si vede appena, circondata da decine di fotografi. «Ho visto passare migliaia di ragazzi - dice una - ma lui me la ricordo bene. Chiedeva sempre il bis di tutti i piatti. Era esuberante, ma non dava fastidio». «Ma perché non lo lasciano qui a Cernusco? - domanda l’altra - forse vogliono andar via anche loro». La salma di Abba parte per Malpensa prima delle 13, per essere imbarcata su un volo della Royal Air Maroc diretto a Casablanca, e poi a Ouagadougou. Provincia e Comune si faranno carico di una parte delle spese. Ma la famiglia ha già pagato tutto: «Non mi era mai successo con gli italiani», è sbalordito il titolare delle onoranze. Le donne della famiglia intonano la loro litania funebre, le sure del Corano, un’invocazione ad Allah perché lo accolga. La preghiera della madre è rotta dal pianto. Una delle sorelle le appoggia le mani sulle spalle, poi le volge al cielo, e le cinge la fronte con il velo. I flash dei fotografi fanno scintillare una lacrima sulla guancia. «Ringrazio soprattutto gli italiani che sono qui - dice il padre - spero che tutto questo affetto serva ad avere una giustizia vera». «Giustizia, non vendetta», fuori dei ragazzi di colore rilasciano dichiarazioni alle telecamere. Scoppia una discussione sugli incidenti dell’altro giorno. Un po’ più in là si riunisce un capannello di amici di Abba. Si scambiano un file con la canzone dedicata a lui, e parlano fitti fitti, in italiano: «Quelli lì con un bravo avvocato staranno subito fuori, e invece dovrebbero creparci lì dentro». «Io andrò lì per guardarli negli occhi». «La legge italiana fa schifo, non ci darà giustizia. Non difende gli italiani, figuriamoci noi». «Se lo avessero fatto a un albanese avrebbero spaccato tutto, noi ci facciamo la guerra fra noi». «Ora non possiamo, abbiamo tutti gli occhi addosso». «Io non sono razzista - dice una ragazzina - ma giuro che un italiano non lo sposerò mai, mi pento di aver chiesto la cittadinanza italiana. Quei porci ci chiamano negri, poi lasciano le mogli a Milano e vanno in Africa con le bambine di 13 anni».