Il dolore della madre: «No, il mio bambino...»

Enrico Lagattolla

«No, il mio bambino..!». Sono passate da poco le 16. Marina, che abita al primo piano dello stabile di via Morgantini sente un urlo. È la madre di Yuri. Ha appena scoperto il cadavere del figlio. «Quando ho sentito quell’urlo, mi sono precipitata alla porta del appartamento dei Ciorkovih, che era aperta. Ho visto un lago di sangue».
Ancora, «c’erano schizzi dappertutto, per terra e sul muro. Poi ho visto il corpo di Yuri. Era avvolto da un copriletto, si vedeva solo la testa. È stato un attimo, sono uscita e ho chiamato subito il 113».
Racconta, Marina, di strani rumori in mattinata. «Saranno state le undici, ho sentito sbattere delle porte, dei colpi, poi delle urla soffocate, e un rumore di qualcosa che viene trascinato». È il corpo di Yuri. «Ho pensato che stessero spostando dei mobili». Poi più niente, e infatti «non mi sono preoccupata. Fino a questo pomeriggio, quando ho sentito le grida della madre».
Le persone raccolte sotto lo stabile di via Morgantini parlano della vittima come di «un bravissimo ragazzo». «Yuri ha lavorato da noi nell’agosto dell’anno scorso - racconta Michele, gestore del bar al pianterreno del civico 18 -, era un ragazzo davvero per bene, aveva smesso di studiare ed era deciso a trovare lavoro. E quest’anno l’aveva anche trovato, in un supermercato».
Più difficile tracciare il profilo del padre. «Una persona molto riservata», dicono i vicini di casa. Di più, «stava sempre da solo», Ma a parte questo, «non aveva mai dato segnali preoccupanti. Mai una lite, mai comportamenti sopra le righe». Ma Marina, che conosceva la madre di Yuri, confida: «Mi ha detto che Giuseppe soffriva di depressione, era molto preoccupata».