IL DOLORE NEL DOLORE

«Quando tutte le parole, sai che non ti servon più/quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù/quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che/che nessuno se lo spiega perchè sia successo a te/quando tira un po’ di vento che ci si rialza un po’/e la vita è un po’ più forte del tuo dirle “grazie no“/quando sembra tutto fermo, la tua ruota girerà/sopra il giorno di dolore che uno ha...».
Credo che Luciano Ligabue abbia saputo cantare la morte come nessun altro, sia in queste parole de Il giorno di dolore che uno ha, sia, nell’ultimo disco, in Lettera a G, dedicata al suo cugino morto: «Se ti scrivo solo adesso è che sono io così/è che arrivo spesso tardi/quando sono già ricordi che hanno preso casa qui/non è vero ciò che ho detto: qua c’è tutto/a dire che ci sei/fai buon viaggio e poi/poi riposa se puoi».
Ecco, il «G» di Liga a Genova difficilmente avrebbe potuto riposare. Per tanti motivi, che vi stiamo raccontando in questi giorni. L’inchiesta di Marzia Fossati attraverso tutti i cimiteri cittadini, che continuerà per tutta la settimana, è un colpo al cuore. Perchè lasciare in queste condizioni i cimiteri - addirittura in preda ai ladri di fiori, addirittura in preda ai ladri di giochi sulle tombe dei bimbi - è qualcosa che va contro la civiltà. Il diritto di piangere, il diritto a vivere in modo degno il proprio dolore, è uno dei diritti inalienabili, il primo dei diritti verrebbe da dire. E ci auguriamo che, prima o poi, l’assessore competente «ai servizi cimiteriali» Gianfranco Tiezzi abbia la sensibilità di rispondere, come l’ha avuta spesso il suo predecessore Giorgio Guerello, persona squisita con cui a volte ci siamo scontrati, ma sempre confrontati. Se l’assessore vuole scriverci, come sempre, come con tutti, saremo lieti di ospitare la sua replica. Se vuole agire direttamente nei camposanti, ne saremo ancor più lieti.
Ma il diritto a una morte degna, al trapasso verso la Vita vera per chi ci crede, è messo in discussione anche dai fatti che riguardano il professor Henriquet. Lo striscione dei tifosi sampdoriani di domenica - il più bello mai visto in uno stadio - è solo l’ultimo omaggio a un uomo che merita di essere messo sugli altari e non dietro le sbarre. La lotta per difendere il suo diritto di aiutare i malati terminali è una lotta in difesa dell’«umanità», nel senso più bello che la parola sa avere. Noi continueremo a farla.