Domanda a Mancini: dove sono finiti i complottisti?

Di fronte a questo irresistibile e persino noioso monologo interista, che ancora prima di Natale aveva già impacchettato lo scudetto, viene da chiedersi dove siano finiti i subdoli destabilizzatori evocati da Mancini soltanto alcune settimane fa.
Come dimenticare? L'Inter non girava, oggettivamente giocava male, ma il tecnico aveva ben chiaro il motivo di tanto malessere: «Ci vogliono destabilizzare». Chi? Vai a saperlo. Nessun nome, nessuna indicazione precisa. Solo una mezza frase contro un avversario neanche troppo nuovo: l'oscuro complotto.
Si dà il caso che con il tempo, e anche con gli innesti di marca juventina (farlo notare manda in bestia l'ambiente nerazzurro, ma Vieira e Ibrahimovic restano innesti di marca juventina), la squadra piano piano è cresciuta, maturata, esplosa. Fino a diventare quella poderosa macchina da guerra che ormai non perde e non pareggia da epoche immemorabili. Contemporanemante a questa crescita, Mancini ha perso di vista i complottisti che vogliono destabilizzare la sua società. Non ne parla più. La domanda resta però aperta: dove sono finiti?
Eppure, ripensandoci, davvero sembra ieri. Tutti ricordiamo i tempi di inizio campionato, quando nonostante l'assenza della Juventus e di Moggi, nonostante la presenza-assenza del Milan, comunque i nerazzurri stentavano a dimostrarsi grande squadra. E dire che gli stessi arbitri, negli anni addietro ritenuti tra i massimi destabilizzatori, non potevano più lavorare per la Fiat. Non c'era la Juve, c'era senza esserci il Milan, gli arbitri non potevano favorire le squadre di Giraudo: eppure l'Inter non decollava.
È proprio a quel punto che il vecchio Mancini, un bimbo prodigio baciato dalla grazia e dalle fortune sin dai primi vagiti, avanza la sua spiegazione: qualcuno vuole destabilizzarci (com'è noto, i bimbi prodigio baciati dalla fortuna non contemplano tra le proprie virtù il benché minimo accenno d'autocritica).
Diciamolo: se davvero questi loschi destabilizzatori esistessero, a giudicare dalle loro mosse sarebbero dei begli impiastri. Il risultato dei loro fetenti intrighi sono sotto gli occhi di tutti: l'Inter destabilizzata sta frantumando tutti i record possibili. Intanto le vittorie consecutive, presto quello dei punti in serie A. Di più: è riuscita a trasformare Julio Cesar in un portiere, a rimettere in piedi Adriano e a rendere Materazzi un uomo mansueto.
Via, lo capiscono tutti: nemmeno il più derelitto e sgangherato dei complottisti riuscirebbe a inanellare una simile serie di fallimenti. Come si spiega, allora, la complessa vicenda? Sembra ormai di poter concludere che chi stava tentando di destabilizzare l'Inter fosse l'Inter. Nevrosi, paranoie, caos, lassismo: stavano in casa, i diabolici nemici che da anni lavoravano silenziosamente per affossarla. Adesso si sono dissolti nel cosmo, spazzati via da un minimo di serietà. C'è da sperare che l'abbia capito anche Mancini: così, anche solo per evitarci stucchevoli piagnistei, il giorno che le cose dovessero disgraziatamente rimettersi di traverso.