DOMANDE Bocca con licenza di antisemitismo

Intervistato dalla Stampa, Giorgio Bocca attacca Pierluigi Battista che nel libro Cancellare le tracce (Rizzoli) ha scritto di lui: «Non ancora partigiano, si era abbandonato a poco onorevoli proclami antisemiti». Il riferimento è al seguente pezzo che Bocca firmò il 4 agosto 1942, nel pieno delle persecuzioni razziali, sulla Provincia Granda di Cuneo: «Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. (...) A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?». La Stampa chiede a Bocca che cosa risponde a Battista. E lui: «Non rispondo. È un argomento
così disgustoso! È talmente in malafede, chi mi perseguita così da
vent'anni. Fingono che sia stato un esponente del fascismo». Dopodiché spiega la genesi di quell'orrendo proclama: «Allievo ufficiale a Bassano, ero in licenza a Cuneo. Ho accettato l'invito del federale a scrivere un articolo per un giornale locale in cambio di tre giorni di licenza in più».
Quand'è così, siamo tutti più tranquilli. È vero, l'antifascista Bocca
maltrattò gli ebrei su un giornale fascista, ma lo fece solo per un
interesse supremo: 72 ore aggiuntive di libertà da passare in famiglia, e pazienza se i deportati invece non tornavano più a casa. Del resto è lo stesso Bocca che 65 anni dopo maltratta le immigrate sull'Espresso perché non gli sanno preparare un bollito come Dio comanda, «sempre stopposo, sempre cotto al punto sbagliato». Sono i valori che stanno a cuore a quest'uomo.
ALTI GRADI. Lina Sotis non finisce mai di stupire. Raccontando su Magazine di una sua cena a Londra a casa del nipote di Sigmund Freud, presenti Tony Blair «in maniche di camicia», Claudia Schiffer, Bono, Peter Gabriel e «qualche nipote Kennedy venuto apposta dall'America», la maestra di bon ton annota entusiasta: «Si mangiava una specie di minestrone in bicchieri di carta, con cucchiai di plastica. Vino rosso, buono, naturalmente in bicchieri di plastica. (...) Pensando alle nostre cene in generale, e alle cene di beneficenza, in particolare, una differenza a 160 gradi». Si sapeva
che le indagini si svolgono a 360 gradi, che i marinai accostano di 180 gradi (cioè invertono la rotta), che la longitudine terrestre è misurata tra 180 gradi Est e 180 gradi Ovest e la latitudine tra 90 gradi Sud e 90 gradi Nord, che molti individui senza dignità si prosternano a 90 gradi, e questo solo per stare all'unità di misura degli angoli. O anche, volendo allargarci alle temperature, che l'acqua bolle a 100 gradi, che la febbre può arrivare a 40 gradi, che la temperatura media della superficie terrestre è di 15
gradi. Ma a 160 gradi, che si sappia, non interviene alcuna differenza, al massimo si cuociono in forno le crostate (non più di 18 minuti, mi raccomando). Scartando le diottrie degli occhiali, la durezza dell'acqua, il sesto grado, l'interrogatorio di terzo grado e i tre gradi del giudizio, non restano che i gradi alcolici. Però 160 sembrano effettivamente troppi.
Comunque è sicura, madame, che quello nei bicchieri di carta fosse una specie di minestrone?
LEI NON SA CHI SONO IO. Pare che il 2,5% della popolazione soffra di prosopagnosia, cioè sia incapace di riconoscere persone note in base alla loro fisionomia. Lo scrive Il Venerdì di Repubblica, che mette a dura prova i suoi lettori: «Riconoscete i personaggi delle cinque foto in basso? In caso negativo, potreste essere affetti da prosopagnosia». Seguono i ritratti di Francesco Rutelli, Sabrina Ferilli, Pier Ferdinando Casini, Luciana Littizzetto e Gianni Morandi. Non si comprende che razza di test sia. Ci sono volti che uno vorrebbe dimenticare senza che i giornalisti di Repubblica subito gli diagnostichino la prosopagnosia.
SCAMBIO DI IDEE. Scrive Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera: «Lunedì Il Foglio ha ripreso un'intervista rilasciata da Maurizio Puddu in cui l'ex democristiano torinese, gambizzato dalla Brigate rosse nel 1977, racconta...». Siccome quell'intervista in realtà è uscita di domenica sul Giornale, se Il Foglio del lunedì non l'avesse ripresa integralmente a quale fonte avrebbe attinto Belardelli per scriverne? Titolo della rubrica in cui si esercita il corrierista: Le idee del sabato. Meglio se cambiano il giorno della settimana.
PESCA MIRACOLOSA/1. Titolo dal Messaggero: «Fabbricando una canna da pesca tenta di rubare il telefonino all'arrestato della cella accanto». Che tipo di canne si fabbricheranno i colleghi romani?
PESCA MIRACOLOSA/2. Titolo dal Giornale: «Lo squalo Greg pescato al lamo da Chris Evert». Più cane il pesce o il titolista?
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it