DOMANDE L'indulto c'entrerà con i reati impuniti?

Ho conosciuto sabato scorso, a pranzo in casa d'amici, il ministro della
Giustizia, Clemente Mastella. Mi ha spiegato i motivi per cui ha dovuto
adottare l'indulto, fra i provvedimenti più impopolari del governo testé
defunto. Non solo restava l'unica strada per disinnescare la drammatica
situazione nei penitenziari ormai saturi oltre ogni limite, restituendo ai
detenuti la loro dignità di uomini, ma era anche un modo per rispondere a
quel «segno di clemenza» che Giovanni Paolo II aveva invocato dinanzi al
Parlamento, riunito in seduta pubblica il 14 novembre 2002, tra i fragorosi
applausi di senatori e deputati. Il Guardasigilli ha concluso amaro:
«Purtroppo sono stato lasciato solo a prendermi gli sputi».
Bisogna ammettere che questa solitudine gli fa onore. Nemmeno le gerarchie
ecclesiastiche sono andate in suo soccorso mentre le polemiche infuriavano,
e confesso che mi ha impressionato il racconto della notte insonne trascorsa
in preda ad atroci spasmi intestinali, schiacciato dal peso del rimorso,
quando gli fu comunicato che la strage di Erba era stata compiuta da un
marito e padre extracomunitario rimesso in libertà per effetto dell'indulto.
Come stessero in realtà le cose, lo si è poi visto.
Solo un altro italiano è riuscito a competere col ministro Mastella nella
strenua difesa del condono carcerario ed è Adriano Sofri, che sul Foglio ha
messo in luce come una dettagliata ricerca di Giovanni Jocteau e Giovanni
Torrente, fondata sui dati ministeriali aggiornati al 16 febbraio 2007,
faccia «davvero giustizia dell'alluvione di allarmismi, fandonie e
strafalcioni sull'indulto». Le cifre sono naturalmente provvisorie,
«tuttavia il tempo trascorso - quasi sette mesi - è abbastanza lungo», a
parere di Sofri, «da consentire un bilancio, e l'andamento mensile è a sua
volta così stabilizzato da far escludere impennate». I detenuti usciti
dall'entrata in vigore dell'indulto sono 25.694 (di cui 22.476 nel solo
agosto 2006), i detenuti rientrati appena 2.975. «La percentuale di recidiva
(s'intende qui per recidiva il rientro in carcere: non essendo intervenuti
se non in pochissimi casi processi e condanne) è dell'11%, dunque di gran
lunga inferiore al tasso normale di recidiva registrato indipendentemente
dall'indulto».
Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da commentare con sollievo,
alla faccia di Curzio Maltese, editorialista di Repubblica. Il quale, fedele
al ruolo di fenomenale orecchiante che ben volentieri gli si riconosce, è
riuscito nell'impresa di scrivere che «in poche settimane le carceri sono
tornate a riempirsi come prima, al limite dell'esplosione» (lo ha affermato
il 29 dicembre e a quella data i detenuti erano 22.012 in meno rispetto al
31 luglio).
Però non capisco una cosa: il tasso di recidiva sarà anche dell'11%, ma come
fa Sofri a escludere che buona parte dei crimini impuniti commessi dopo
l'apertura delle celle non sia da attribuirsi a ex detenuti? Non credo che
abbia capacità divinatorie tali da poter negare a priori che moltissimi dei
reati registrati a tutt'oggi (e che si registreranno in futuro) siano
imputabili a reclusi in libera uscita grazie all'indulto. Ci sarebbe un solo
modo per dimostrare il contrario: scoprire i responsabili di tutti i delitti
e arrestarli. Esercizio quanto mai improbo. E poi, diciamocelo, così facendo
tornerebbero subito a riempirsi le prigioni. Meglio soprassedere. Ma nel
frattempo, almeno, non balocchiamoci con le statistiche.
FACCE DI MERLO. Scrive Francesco Merlo su Repubblica: «Che faccia ha il buon
cattolico italiano? Qual è la faccia del moderato cristiano nel nostro
Paese? Quella furbissima di Casini? Quella eccessiva di Buttiglione? Quella
smoderata dei teodem, quella cinica dei teocon, quella impunita di Mastella,
quella rifatta di Berlusconi o, a sinistra, quella spiritata dei professori
di Patristica?». Furbissima. Eccessiva. Smoderata. Cinica. Impunita.
Rifatta. Spiritata. Oh, ce ne fosse una di normale, di faccia, tra i
cattolici italiani. No, al massimo un cattolico può assomigliare al
presentatore del Festival di Sanremo, e infatti «secondo noi ce l'ha Pippo
Baudo la faccia tipica del cattolico italiano secolarizzato», si risponde
l'editorialista. «È lui che ha sempre peccato con moderazione ma ha sempre
santificato le feste senza esibizioni ultradevote». Se lo dice un Merlo,
dev'essere senz'altro vero. E pazienza se per il mio amico Sergio Saviane,
invece, dare del pippobaudo a qualcuno equivaleva a un'offesa. Baudo è di
Catania, Merlo pure. Perciò siamo sicuri che voleva essere un complimento.
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it