Domani la cerimonia a Savona

La tradizione del Confeugo, nel Medioevo, non è prerogativa della sola Genova, ma di molte cittadine della Liguria, della vicina Corsica e dei territori d'oltremare, come la colonia di Caffa, sul Mar Nero. I governatori genovesi a Bastia, nella Corsica ancora ligure, si tassano, oltre al contributo alla madrepatria, per offrire agli invitati uno sfarzoso rinfresco. Nel levante ligure e precisamente a Rapallo questa cerimonia natalizia resiste a lungo nonostante le proteste d'alcuni capitani, che nel 1617, cercano di sostituirlo con l'offerta di pan dolce e confetture. A Savona ( la cerimonia si svolgerà domani alle 10 da piazza Brandale fino alla fortezza del Priamar) i signori dei paesi di Vezzi, Quiliano, Segno, Spotorno, Albisola, Stella e Celle, portano al Podestà e all'Abate dei porcellini, capponi, salsicce, formaggi e frutta. Questi regali sono trasportati su carri, trainati da coppie di buoi, e gli uomini delle contrade li seguono con trombe, stendardi e fiori. I governanti di quei secoli, impongono ai loro sudditi degli omaggi natalizi con il titolo «exeniae», in realtà non sono regali spontanei, ma vere e proprie tasse che sono contraccambiate in piccola parte da chi le riceve. Gli abitanti di Molassana e della Costa Malvara devono inviare all'arcivescovo due spalle di porco giuncate, castagne, formaggi, mirto e frutta. Gli uomini di Nè - Conscenti, in Val Graveglia, sono tenuti ad offrire galline e uova, mentre il vescovo Teodolfo, nel 962, alla popolazione di Sanremo chiedeva vini, polli, fichi ed olio. I consoli di Dolceacqua, accompagnati dalla milizia e dall'Abate, offrono per le festività natalizie, vari montoni al marchese ricevendo in cambio una moneta da cinque soldi e un pacco di pepe per ciascuno, oltre alla consegna ad ufficiali ed Abate di 5 candele e una manciata di frutta secca. Noci e castagne costituiscono un nutriente sostentamento per le famiglie contadine, abituate a vivere di un'agricoltura misera, e una strenna di una buona quantità di noci è simbolo dell'abbondanza e fecondità. I vecchi proverbi, che costituiscono anche una forma d'insegnamento dicevano «Pan e nuxe mangià da spoze» (pane e noci cibo per spose).