Domani e lunedì l’Italia vota per il nuovo Parlamento

Alle urne 47 milioni. Scheda rosa per la Camera, gialla per il Senato: si traccia un segno sul simbolo della lista, vietato indicare preferenze

da Milano

Si è conclusa ieri a mezzanotte la campagna elettorale per le elezioni che domani e lunedì 10 chiameranno al voto gli italiani per il rinnovo del Parlamento.
Quando e quanti allle urne. Urne aperte domani, domenica 9 aprile, dalle ore 8 alle 22, e lunedì 10 aprile, dalle ore 7 alle ore 15. Dai seggi che verranno predisposti in 60.977 sezioni elettorali sono chiamati 47 milioni e 258.305 elettori, dei quali 22 milioni e 656.741 maschi e 24 milioni 601.554 femmine, per eleggere 618 deputati. A questi elettori si sono aggiunti, per la prima volta, due milioni e 840mila italiani residenti all’estero, che eleggono 12 deputati e sei senatori. Ieri la Farnesina ha comunicato che i votanti nelle ripartizioni della circoscrizione estero hanno raggiunto finora il 42,01 per cento. In tutto, quindi, gli elettori sono oltre 50 milioni.
La tessera elettorale. Per poter votare occorre presentarsi al seggio nelle cui liste si è iscritti (che è indicato insieme con la sezione sulla tessera elettorale) con un documento di identità e la tessera elettorale personale. Chi l’avesse persa potrà chiederne un duplicato agli uffici del proprio Comune di residenza. Oggi quegli uffici saranno aperti dalle 9 alle 19 mentre domani e lunedì 10 saranno aperti per tutta la durata delle operazioni di voto, cioè domani dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15.
Le schede e il voto. Per la Camera verrà consegnata una scheda rosa, per quella del Senato una scheda gialla. Su entrambe le schede il voto si esprime tracciando con la matita un solo segno (una croce o una barra) nel riquadro che contiene il simbolo della lista prescelta. In Valle d’Aosta per Camera e Senato e in Trentino Alto Adige per il Senato l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno sul contrassegno del candidato prescelto o nel rettangolo che lo contiene.
Niente nomi. I simboli delle liste appartenenti alla medesima coalizione saranno riprodotti in orizzontale, uno accanto all´altro. Il voto si esprimerà tracciando un segno sul simbolo prescelto e si tradurrà automaticamente nel voto alla coalizione di cui la lista fa parte. Un’avvertenza importante: qualsiasi segno oltre alla croce sul simbolo, e quindi anche il nome di un candidato, provocherà l’annullamento della scheda. I seggi, infatti, verranno assegnati a ciascun partito in base ai consensi conquistati e all’ordine nel quale sono stati presentati i candidati nella lista della circoscrizione, per la Camera, e della regione, per il Senato.
Lo spoglio. Le operazioni di scrutinio inizieranno lunedì 10 aprile al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, nella maggior parte dei casi poco dopo le 15, cominciando dalle schede del Senato.
Gli scrutatori. Per la prima volta gli scrutatori non sono più sorteggiati ma nominati. A designarli sono le commissioni elettorali comunali che scelgono all'unanimità. Dove l’unanimità non sia raggiunta ciascun commissario può votare un solo nome: vengono quindi eletti coloro che hanno avuto più voti e a parità di consensi il più anziano di età.
Gli infermi. Per la prima volta, gli elettori che per gravi infermità non si possono allontanare da apparecchi medici possono votare nel luogo dove si trovano se hanno fatto pervenire per tempo al sindaco del Comune di residenza una richiesta con l’indirizzo presso il quale si intende esercitare il diritto di voto, una copia della tessera elettorale e un certificato rilasciato dal funzionario medico designato dalla Asl che attesti «la dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali».
Maggioritario addio. Dieci anni dopo l’introduzione del cosiddetto Mattarellum, che prevedeva l’elezione del 75% dei parlamentari con il sistema maggioritario uninominale a turno unico (ogni collegio elegge un solo parlamentare, vince il candidato che prende un voto più degli altri) e il restante 25% con il sistema proporzionale, quest’ultimo meccanismo di «traduzione» dei voti in seggi torna a dominare lo scrutinio. Il nuovo Parlamento sarà la «fotografia» dell’Italia politica del 2006. Addio, dunque, al maggioritario made in Italy, che si era segnalato anche per norme dalla logica arcana come lo scorporo (che penalizzava i partiti maggiori), espedienti fantasiosi come le «liste civetta» (che dovevano togliere un po’ di consensi ai partiti «troppo votati» per aggirare lo scorporo) ed effetti indesiderati come la mancata assegnazione di una decina di seggi della Camera.
Premi di maggioranza. Le nuove regole di scrutinio, dunque, permetteranno una rappresentanza parlamentare fedele delle scelte degli italiani che andranno alle urne. Ma c’è il premio di maggioranza, che viene riproposto alle elezioni legislative dopo oltre mezzo secolo. Per la Camera il premio è assegnato alla coalizione più votata a livello nazionale se questa non raggiunge il 55% dei voti validi. In questo caso 617 seggi (cioè i 630 previsti dalla Costituzione meno i 12 della circoscrizione estero e quello della Valle d’Aosta attribuito con il sistema maggioritario) vengono distribuiti in modo tale che al raggruppamento più votato ne tocchino 340. Per il Senato il meccanismo è lo stesso ma si applica a livello regionale. In ciascuna regione, dunque, si premia con il 55% dei seggi la coalizione più votata nel territorio; alla distribuzione dei seggi partecipano le coalizioni che hanno conquistato almeno il 20% dei voti validi e le liste singole alle quali gli elettori hanno attribuito almeno l’8% del totale dei consensi espressi. All’interno delle coalizioni partecipano al riparto dei seggi le liste che hanno conseguito almeno il 3%.