Domani il Pontefice sarà in Turchia Misure di sicurezza ai massimi livelli

Caccia F-16, servizi segreti, tiratori scelti dell’esercito e polizia interamente mobilitata. E due identiche auto blindate: solo gli 007 sapranno su quale sarà il Papa

Marcello Foa

nostro inviato a Istanbul

Nei cieli della Turchia verrà accolto da due caccia F16, poi, all’atterraggio nella capitale da centinaia di gendarmi e agenti segreti piazzati nei punti strategici dell’aeroporto, che per l’occasione verrà chiuso al pubblico. Inizierà così, domani, il viaggio del Papa. Il viaggio della paura. Nello scalo Benedetto XVI troverà ad attenderlo due auto di rappresentanza del governo di Ankara. Identiche, blindate e con i vetri oscurati. Solo all’ultimo istante gli 007 locali, d’accordo con quelli svizzeri a cui tradizionalmente spetta la protezione del Pontefice, decideranno su quale salirà. Le due vetture partiranno contemporaneamente, viaggiando a qualche decina di metri di distanza l’una dall’altra: per un eventuale terrorista sarà impossibile distinguere l’auto papale da quella civetta.
Lungo la strada che lo porterà nel centro della città, il pontefice non troverà una folla salutante ma, ancora una volta, solo tanti poliziotti. D’altronde non avrà molto tempo per osservare i paraggi: il corteo procederà a velocità molto sostenuta. E sarà così per tutto il viaggio che, dopo Ankara, lo porterà mercoledì in giornata a Efeso e poi per due notti a Istanbul.
Le misure di sicurezza sono minuziose. La polizia mobiliterà tutti gli effettivi, revocando i permessi di ferie e di riposo; l’esercito schiererà i migliori tiratori scelti, così come una squadra di 25 superagenti che seguirà Benedetto XVI passo dopo passo. Gli elicotteri volteggeranno nei cieli senza sosta e, nell’ex capitale dell’impero ottomano, la marina pattuglierà il canale del Bosforo con motovedette e gommoni muniti di mitragliatori. In tutto almeno 16mila uomini veglieranno sulla sua incolumità.
Soltanto pochi privilegiati avranno la possibilità di vedere Benedetto XVI. Non sono previsti bagni di folla, ma solo apparizioni a cerimonie formali e religiose in ambienti chiusi e a cui sarà possibile partecipare solo su invito. Alle messe che officerà, ad esempio, saranno ammessi solo i fedeli invitati dalla nunziatura e dalle comunità cattoliche che, prima di entrare in chiesa, dovranno passare sotto i metal detector e verranno perquisiti a uno a uno. La possibilità che uno squilibrato compia un gesto inconsulto è infinitesimale, così come quella che venga lanciata una bomba.
Ad Ankara il Papa risiederà nella rappresentanza diplomatica del Vaticano, a Istanbul nel Vicariato apostolico. Da oltre un mese entrambe le sedi sono controllate dalle forze di polizia, che hanno limitato le attività allo stretto indispensabile, e che meticolosamente verificano l’identità del personale. Non appena Sua Santità arriverà, entrambe le zone verranno chiuse al traffico, in particolare nell’ex Costantinopoli. Il Vicariato ha sede in una stradina lunga e stretta, via Papa Roncalli, a breve distanza da Taxim, la piazza principale nella parte europea. Bloccarne l’accesso non è complicato, ma la promiscuità con gli altri edifici in un quartiere ancora popolare, costringerà i servizi segreti a piazzare molti agenti sui tetti circostanti.
Sono state installate numerose telecamere a circuito chiuso in tutti i luoghi dove è prevista la presenza del Pontefice; ma solo in queste ore verrà reso pubblico il programma dettagliato. E con tempi così stretti diventa difficile pianificare un attentato, anche per organizzazioni terroristiche sofisticate come Al Qaida.
Negli ambienti dell’intelligence turchi ed elvetico-vaticani prevale l’ottimismo o perlomeno la consapevolezza che nessuna minaccia è stata trascurata. Questo non significa che tutto filerà liscio. A preoccupare sono soprattutto le manifestazioni di piazza di movimenti fondamentalisti o nazional-islamici, che non hanno perdonato al Papa il suo discorso di Ratisbona. Il fatto che quella di domenica sia fallita è rassicurante ma non decisivo. I musulmani più oltranzisti tenteranno di dimostrare ancora e potrebbero non accettare di farlo nei perimetri previsti dalle autorità turche. Potrebbero, insomma, cercare qualche gesto clamoroso, ad esempio sfondare la linea rossa per tentare di avvicinarsi al Papa. È un’ipotesi estrema con un epilogo prevedibile: violenza e repressione.