Domani quarto libro e secondo dvd

Giovani donne che faticano a crescere, o lo fanno troppo in fretta in un mondo dominato dalla varietà caotica. Romanzi di formazione intensi e scorrevoli, vicini all’autobiografia, anche a quella spietata. A proporli, da un paio d’anni a questa parte, è la casa editrice Adelphi. Qualcuno ricorderà Domicilio sconosciuto di Natasha Radoicic, oppure Un complicato atto d’amore di Miriam Toews. Libri che hanno in comune l’io narrante di ragazze alle prese con l’esperienza del crescere.
Non fa eccezione il prossimo Incompresa, esordio dell’americana Alicia Erian, che vedrà la luce a ottobre nella traduzione di Giuseppina Oneto. L’azione si svolge ai tempi della prima Guerra del Golfo. La protagonista, Jasira, è una tredicenne, figlia di un’irlandese cattolica e di un libanese cristiano. I genitori sono separati. La ragazzina è oggetto di scherno da parte dei compagni di scuola, a causa della sua parziale appartenenza etnica al mondo arabo. In più è impegnata e stupita nell’osservare i cambiamenti del proprio corpo. Frastornata e confusa, finisce per scambiare per affetto anche le molestie del compagno della madre. Mandata a vivere a casa del padre, non le andrà molto meglio quando incapperà in un inquietante vicino di casa, collezionista di Playboy e riservista dell’esercito.
La vicenda di Jasira, che negli Stati Uniti ha ottenuto un buon successo di vendita e di critiche, non ha mancato di suscitare qualche perplessità. Siamo di fronte a un autobiografismo sfacciatamente scandalistico o a una metafora della complessità dei nostri tempi? Forse a entrambe le cose, verrebbe da dire. Da un lato l’ostentata ingenuità della protagonista appare poco credibile, tantopiù negli anni Novanta. Dall’altro l’accostamento con Lolita appare inevitabile, ma a Jasira mancano la sfrontatezza e la naturale malizia dell’eroina di Nabokov. Lei sembra piuttosto in balìa degli eventi. Soprattutto sola, senza interlocutori credibili a cui confidare le proprie incertezze. Il registro linguistico è a tratti disturbante e sinistro, ma non privo di umorismo. Un’altra linea guida del libro è il razzismo, che sembra pervadere ogni personaggio adulto, anche quelli dalla mentalità apparentemente più aperta. Il padre stesso di Jasira, un ingegnere spaziale, quando si tratta dell’educazione sessuale di sua figlia, si abbassa al rango di uno stregone primitivo. Una certezza emana comunque da questa narrazione, così come da altre che vadano idealmente a situarsi nello stesso filone letterario: una generazione di adulti egoisti e infantili ha cresciuto una generazione di adolescenti insicuri, immersi in un vuoto sociale e culturale. L’esigenza di raccontare quel vuoto rivela l’ansia di riempirlo.
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