Domani rischio paralisi: metrò e tram in sciopero

Seconda agitazione in dieci giorni. Stop dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 in poi

Gioia Locati

Sciopero di tram, bus e metrò domani dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 alla fine del servizio. Un’altra giornata di passione per chi non può uscire dall’ufficio a metà pomeriggio ed è costretto a tuffarsi nel traffico. La seconda parte dell’agitazione (dalle 18 alla fine del servizio), infatti, per la stragrande maggioranza dei milanesi significa salire sull’auto. O dare la caccia al taxi libero in tempo utile, mettendo in conto l’attesa ad ascoltare i jingle del radiotaxi. Lo sciopero è stato indetto in tutta Italia dalle organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Ugl, Faisa Cisal e Orsa per motivi economici in vista del rinnovo del secondo biennio del contratto collettivo nazionale. Giusto ieri le associazioni dei datori di lavoro Asstra e Anav hanno chiesto ai sindacati di sospendere lo sciopero. Ma il tentativo di conciliazione si è tradotto con un nulla di fatto come ha spiegato Dario Balotta, segretario regionale Fit-Cisl: «Abbiamo chiesto una rivalutazione del 6 per cento della retribuzione, pari a un valore medio di 111 euro lordi al mese. Le controparti ci hanno offerto 60 euro, quasi la metà. Siamo molto distanti dalla possibilità di un accordo». Nel tardo pomeriggio di ieri l’azienda di trasporti milanese ha avvertito i sindacati di essere pronta a trovare una soluzione provvisoria, «trovando un punto di incontro, come già successo positivamente per un’altra tematica contrattuale, sempre nel rispetto delle leggi nazionali». Atm offrirebbe ai tranvieri una somma «che può considerarsi un anticipo o un acconto» in cambio di una giornata di lavoro a pieno regime per evitare disagi ai cittadini. L’azienda ha raccolto infatti innumerevoli segnalazioni di cittadini che sollecitano iniziative da parte di Atm. Pronta la risposta di Balotta: «Mi sembra un refrain già sentito. Due anni fa la proposta di Atm - che non andò in porto - scatenò il putiferio fra i tranvieri e una sequela di scioperi. Oggi che c’è un’amministrazione uscente come fa l’azienda a promettere i soldi? Comunque oggi ci riuniremo e ne discuteremo». Potreste rinunciare allo sciopero? «Vedremo, i miracoli non esistono». Altri scioperi in vista? «Se la situazione non cambierà certamente - ha risposto il segretario Fit Cisl - intanto aspettiamo una parola dal nuovo ministro dei Trasporti». Il segretario Fit Cisl ha aggiunto che questa situazione che anticipa il rinnovo del contratto collettivo «è simile a quella di due anni fa, con lo stesso rimpallo di responsabilità fra Stato e regioni. Dal governo ci vien detto che sono le Regioni a doverci dare l’aumento, le regioni non hanno i soldi e ci rispediscono al mittente. Quel che è vero è che la busta paga dei dipendenti italiani è il 20 per cento in meno di quella dei lavoratori europei».
Per questi stessi motivi c’è stato uno sciopero il 28 aprile e un altro a fine febbraio.