DOMANI A SAVONA

«Quando ho scoperto la malattia, è cambiato il mio sguardo sull’esistenza. Il testamento biologico, da sana, l’avrei sottoscritto. Ora no». Parla così Sylvie Menard, direttore del Dipartimento di oncologia sperimentale dell’Istituto Tumori di Milano, allieva del professor Umberto Veronesi anche sul rapporto con il «fine vita». Ora però la dottoressa Menard ha scoperto di essere malata di cancro al midollo, da tre anni combatte la malattia, ma soprattutto ha cambiato idea sull’eutanasia. Domani sera sarà relatrice all’incontro organizzato dall’Associazione «Scienza & Vita» nella sala San Pietro di via Untoria 6 a Savona (ore 20.45). Laica e non credente, la dottoressa ha comunque scoperto di «essere rinata» una volta accertata la malattia. E ripensando al caso di Eluana Englaro, uccisa in nome della dolce morte, oggi dice: «Ma lo sappiamo che quella ragazza non aveva nessuna spina da staccare? Che l’ipotesi era quella di lasciarla morire di fame e di disidratazione? Sappiamo che lo stato vegetativo permanente non vuol dire che non c’è alcuna attività cerebrale?». Una testimonianza che mette i brividi.