Domani sciopero dei buoni pasto per oltre tre milioni di lavoratori

Serrata dei gestori dei locali pubblici contro i rincari delle aziende sui ticket restaurant. A rimetterci i lavoratori: oltre tre milioni di italiani dovranno pagarsi il pranzo di tasca propria. Però il caffé è in omaggio

Milano - Domani sarà il "No-ticket day": chi consumerà un pasto nei locali pubblici si vedrà rifiutare il pagamento con i buoni pasto, ma riceverà in omaggio un caffé. E' la seconda protesta di un giorno lanciata dalla Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe) di Confcommercio dopo quella del 2004, contro i costi elevati a carico degli esercenti nella gestione dei ticket-restaurant. Si dovranno pagare il pranzo oltre tre milioni di italiani saranno costretti a scucire dal portafoglio.

Le ragioni "Questa forma eccezionale di protesta nasce perché le condizioni che hanno consentito al buono pasto di svilupparsi e diffondersi (esenzione fiscale e contributiva fino a 5,29 euro) rischiano di svanire dinanzi a quello che è diventato un vero e proprio malcostume: lo sconto richiesto in gara dal datore di lavoro per l'acquisto dei buoni pasto", scrive il Fipe. Poiché questi tassi arrivano anche al 20%, su un buono di 5,29 euro il gestore di un bar ne incassa 4,50 (iva inclusa) anche otto mesi dopo, lamenta la Federazione degli esercenti. "Su 30mila euro il costo, tra sconto e oneri finanziari, può arrivare alla pazzesca cifra di oltre 6mila euro (20% del totale)".