«Domenech? Salutatemelo: la mia nazionale è la Roma»

Mexes suona la carica ai suoi a pochi giorni dalla Supercoppa contro l’Inter: «Gli errori contro la Juve? Spesso molliamo presto»

Difensore in campo, ma anche fuori. Philippe Mexes riserva stilettate a Pavel Nedved, al ct transalpino Domenech e, in parte, anche alla Lazio, mentre assolve la Roma dopo un precampionato poco convincente (una vittoria, un pareggio e tre sconfitte con sei gol segnati e tredici subiti). «È stata una preparazione difficile: c’erano tanti nuovi giocatori, il caldo è stato pesante. In montagna c’è più aria fresca, ci si ossigena meglio. Però a Trigoria abbiamo lavorato bene e siamo stati benissimo: avevamo le famiglie vicine e tutto a disposizione. Alla fine meglio perdere queste gare che quelle che contano. Non so come sia stato possibile prendere tanti gol, è un dato pesante, l’inizio del campionato è fra due settimane e c’è tempo per migliorare. Anche se la sfida di domenica con l’Inter è importantissima, si può già vincere un trofeo».
Mexes, dopo la brutta sconfitta con la Juve, fornisce anche la ricetta per le prossime sfide. «A Cesena per 30 minuti siamo andati benissimo, si è rivista la Roma della scorsa stagione. Poi sono bastati due errori per consentire loro di pareggiare, noi abbiamo mollato e la Juve ne ha approfittato. Dobbiamo essere più continui nella partita per non commettere queste disattenzioni. Le amichevoli ci serviranno per il futuro, non abbiamo mai giocato con la squadra al completo». Già, gli infortuni. Tanti nel primo mese di lavoro. «Noi dobbiamo guardare soltanto chi è a disposizione, gli infortuni non si possono controllare. C’è lo staff medico che fa un gran lavoro e all’inizio dell’anno, qualche contrattempo c’è sempre. Mi dispiace per chi sta fuori, ma dobbiamo affidarci ad altri giocatori che hanno comunque qualità e sanno giocare a pallone».
Il francese ha sposato la causa della Roma fino al 2011 e non pensa minimamente al ritorno in nazionale (l’8 settembre c’è la sfida con gli azzurri a Milano, ndr), che molti in patria auspicherebbero nonostante l’ostracismo del ct Domenech. «Di nazionale meno ne sento parlare e meglio è. Io sto a Roma, voglio lavorare con i miei compagni, è la Roma che mi fa crescere e che mi dà soddisfazioni. Se mi chiamano ci vado, però non mi sento un uomo indispensabile. Anche a Roma non mi sento indispensabile, ma vivo qui, ho un contratto con questa società, vado d’accordo con tecnico e compagni e sto benissimo. Darò il cento per cento che ho nel cuore per questa squadra».
Con la partenza di Chivu, Mexes è diventato quasi il leader della difesa. «Per ora non lo sono - si sminuisce il francese -, provo a dare il massimo sul campo e aiuto i miei compagni di squadra, di più non posso fare. Chivu è andato via, abbiamo perso un bravissimo calciatore e io un grande amico. Ma adesso dobbiamo girare pagina. Credo molto in Juan, ha grandi qualità». Il brasiliano però non sarà in campo al Meazza domenica prossima, si profila l’impiego di Panucci come centrale al fianco di Mexes. «È una soluzione come tutte le altre. Cristian ha già giocato in questa posizione, ha dalla sua l’esperienza e conosce bene questo ruolo. Deciderà il mister, con lui parleremo in allenamento e sistemeremo i meccanismi. Il nostro compito sarà non far prendere gol alla squadra e fermare attaccanti importanti come Ibrahimovic, Adriano e gli altri dell’Inter».