Una domenica «dieci e lode»

La stagione di balletto del Teatro alla Scala si congeda con una produzione del 1965 di John Cranko. E' Onegin, traduzione in danza dell'omonimo romanzo di Puskin su musiche di Cajkovskij, da domani al Piermarini con repliche fino al 13 novembre. Il balletto torna a Milano dopo sei anni di assenza e con l'etoile Roberto Bolle al suo debutto nel ruolo del titolo. Bolle è una stella di prima grandezza. Etoile scaligera, principal dell'American Ballet, ha danzato per regine, governatori, dignitari profani e sacri (Papa Giovanni Paolo II). Fama e bellezza ne fanno pure un personaggio richiestissimo nelle feste mondane anche se lui, con disarmante semplicità, ammette di sentirsi solo uno «spettatore, non è il mio mondo». Ebbene, dall'alto di tanta celebrità, Bolle è l'artista che, per calarsi pienamente nel nuovo ruolo di Onegin, ha preso ed è andato a Stoccarda. Ha voluto lavorare nelle sale dove Onegin è nato, al fianco dei collaboratori di Cranko.
Domani, Bolle sarà Onegin accanto alla Tatjana di Maria Eichwald, prima solista del Balletto di Stoccarda, la compagnia pupillo di Cranko. Massimo Murru, anche lui etoile scaligera, sarà Onegin in due repliche di novembre. Entrambe le etoile scaligere affrontano per la prima volta il ruolo dell'altero personaggio, giovane uomo sprezzante dell'amore genuino di Tatjana, coinvolto in un omicidio, piombato in un vuoto esistenziale fino al tentativo, però fallito, di recuperare l'amore per la donna. Il ruolo richiede tecnica e maturità espressiva, «Onegin - ha spiegato il direttore del corpo di ballo Makhar Vaziev - fa diventare il ballerino attore. Questo ne raddoppia la difficoltà: è un balletto che ha una grande storia, ma può esistere solo se ci sono delle personalità. Altrimenti sarà sempre un'interpretazione falsa». Bolle ha parlato di un «ruolo contorto e con sfumature negative, diverso da quelli che ho interpretato finora, tra i più intensi e drammaticamente interessanti per la parte maschile. Credo arrivi al momento giusto, con la giusta maturità». Le musiche del balletto non hanno nulla a che fare con l'opera Onegin di Cajkovskij. Del grande russo si ascolteranno pagine tratte dall'album per pianoforte Le Stagioni, dalla fantasia sinfonica Francesca da Rimini o dall'opera Gli stivaletti. Tutti brani rielaborati per Cranko dal compositore Kurt-Heinz Stolze.