Domenica senza tifosi, in fumo 800mila euro

È un intero mondo che rischia il collasso. Non si tratta solo della rabbia dei tifosi, del senso di impotenza delle società che vedono profilarsi all’orizzonte stadi vuoti e partite in silenzio. Sono in gioco anche domeniche pomeriggio vuote, montagne di panini non venduti, bibite abbandonate sugli scaffali di qualche frigorifero. Qualcuno ha già fatto i conti, prevedendo una domenica di magra. Se Milan- Livorno si giocherà a porte chiuse come sembra probabile, anche se l’ultima parola spetta agli ispettori del Viminale che oggi effettueranno un ulteriore sopralluogo al Meazza, i commercianti perderebbero 800mila euro. É la stima della Camera di commercio di Milano che ha calcolato la perdita del giro d’affari derivante dalla mancata vendita di cibo, bibite, magliette, calzoncini, sciarpe a strisce, trasporti. In particolare il settore della ristorazione rischia perdere il 58% dell’indotto complessivo, mentre i bar il 30%, l’8% i negozi di abbigliamento specializzato, le aziende di trasporti il 3 %. Se il blocco dovesse continuare a oltranza la perdita potrebbe ammontare anche a 20 milioni di euro. Perdita che coinvolgerebbe 1300 imprese disolcate all’ombra del Meazza e nel centro città, di cui 400 tra ristoranti e gelaterie, 99 tra bar, caffetterie, pub ed enoteche e una trentina circa di negozi di abbigliamento. Senza contare, in quanto inestimabile, l’indotto che deriva da articoli, gadget e cibarie vendute irregolarmente fuori dallo stadio. Secondo l’indagine, che ha coinvolto un migliaio di tifosi, quelli nerazzurri spendono in media 21 euro a partita, mentre quelli rossoneri circa 19, tra pranzo e partita.
«Il vero tema del calcio oggi, al di là dei dati economici - commenta Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio - è quello della salvaguardia dello spirito dello sport. Vanno quindi tutelati gli sportivi, quelli che trovano nel calcio praticato e visto un’occasione di crescita personale e collettiva, di senso di appartenza e di saper fare squadra». Intanto i calciatori contestano la decisione del Viminale minacciando, per bocca dell’Assocalciatori, lo sciopero della partita, mentre dall’Inter si parla di un possibile trasloco a Genova.
A Palazzo Marino, invece, la commissione Sicurezza e Sport si svolgerà senza la contestata audizione dei capi ultrà di Inter e Milan e dei vertici delle società, che hanno fatto sapere di non poter essere presenti. Gli ultrà rossoneri e nerazzurri verranno comunque ascoltati in una delle prossime audizioni «in base al principio - afferma Carlo Fidanza capogruppo di An in Consiglio - secondo cui sulle vicende degli stadi è giusto ascoltare tutte le parti. Esprimo, dunque, la mia soddisfazione perchè nei prossimi incontri ascolteremo le società, i sindacati di polizia e gli ultrà». «Non abbiamo chiesto - replica Marilena Adamo, capogruppo dell’Ulivo a Palazzo Marino - di non ascoltare gli ultrà. Vorremmo comunque che venissero ascoltati tutti i rappresentanti del tifo».