La domenica sera è troppo noiosa Massacrano un uomo a cinghiate

(...) Ora i protagonisti della follia omicida sono stati fermati. Presi dagli agenti della polizia mentre cercavano di allontanarsi come se non avessero fatto nulla di strano. Come se quel disoccupato esanime a terra, in una pozza di sangue, fosse solo un mucchio di stracci sporchi.
Davanti ai poliziotti non hanno spiegato il perché del gesto. Forse proprio convinti che non ci fosse neppure un perché. Lo hanno fatto e basta. Domenica sera, quando erano da poco passate le dieci, hanno visto quell’uomo solo, seduto su una panchina, e nel branco è scattato qualcosa. Gli investigatori pensano che uno dei ragazzi possa aver lanciato la sfida, o proposto il «gioco». I sudamericani si sono sfilati le cinture con le pesanti fibbie e hanno iniziato a colpire. Al volto e all’addome dell’uomo. Senza pietà. Anche impugnando una spranga di ferro trovata in zona. «Io non c’entravo nulla - ha raccontato ieri sera ai medici la vittima, Massimo Amato - Ero lì a prendermi una birra con due romeni quando questi ci sono venuti incontro con in mano le cinghie, erano una ventina, ragazzi e ragazze. Allora mi sono alzato e sono andato loro incontro per dirgli di andarsene, e invece sono stato colpito». La polizia è riuscita a fermarne cinque.
Un massacro che riporta alla mente quanto accaduto appena tre mesi fa a Rivarolo. Un pensionato era stato ridotto in fin di vita da un ecuadoriano di 27 anni che doveva dare dimostrazione del suo «valore» ad una banda di latinos della quale voleva far parte. Un rito di iniziazione, che potrebbe essersi ripetuto anche questa volta. Le indagini della polizia puntano anche in questa direzione. Il dubbio riguarda soprattutto il fatto che i quattro ragazzi fermati non sembrano appartenere ad un gruppo organizzato. Ciò non esclude che possano aver deciso di imitare qualche conoscente o di aver deciso l’aggressione per farsi notare nel gruppo, magari agli occhi delle ragazze.
Di certo i sudamericani non hanno provato alcun tipo di rimorso. Hanno lasciato il quarantenne di Sampierdarena, ex barista senza lavoro, agonizzante a terra. L’intervento del «118» e della polizia è stato decisivo per la sua salvezza. Immediatamente trasportato al pronto soccorso del Galliera, l’uomo è stato curato e ricoverato in rianimazione. Oltre alle ferite al volto e all’addome, aveva subito un grave ematoma cerebrale. I medici non hanno ancora scelto la prognosi, ma il loro intervento è stato comunque decisivo per salvargli la vita, dal momento che l’uomo è stato giudicato fuori pericolo.
Se l’aggressione al disoccupato sembra ricalcare quella avvenuta a Rivarolo tre mesi fa, l’emergenza sicurezza torna a esplodere in tutta la sua gravità. Altri due episodi confermano questa situazione che troppe volte viene negata dalle istituzioni locali. Poche ore prima dell’aggressione nei giardini di Brignole, un altro gruppetto di giovanissimi latinos aveva dato sfogo ai suoi istinti peggiori. Nella notte tra sabato e domenica, verso le 3, tre ventenni peruviani avevano aggredito due loro coetanei genovesi in via Moresco. Dopo aver cercato la rissa, i sudamericani hanno iniziato a picchiare selvaggiamente uno dei due italiani, fino a quando in suo soccorso sono giunti altri amici. Gli aggressori sono stati denunciati dalla polizia. E ancora un episodio di violenza assurda, senza motivo è stato registrato quasi contemporaneamente, sabato sera. Un’analoga aggressione ha visto ancora protagonisti cinque ragazzi sudamericani che, sempre a cinghiate, hanno infierito contro un giovane di 24 anni su un autobus pubblico. Anche in questo caso, l’aggressione è scattata per futili motivi. Anche in questo caso, per fortuna, le conseguenze sono state meno gravi. Ma la gravità che per l’appunto resta tutta è quella dell’emergenza criminalità in una città che osserva.