Domenichino Del Val

Ecco un santo martire che più controverso non si può, visto che sarebbe rimasto vittima di uno di quegli «omicidi rituali» che hanno scatenato un’iradiddio sulla testa dello studioso israeliano Ariel Toaff, reo di averli dichiarati, pur con le riserve del caso, possibili nel suo controverso libro Pasque di sangue (Il Mulino), poi ritirato sotto il fuoco delle polemiche e ripubblicato dopo un’accurata revisione. Come dimostra Massimo Introvigne nel suo libro Cattolici, antisemitismo e sangue. Il mito dell’omicidio rituale (Sugarco), la Chiesa ha sempre preso le distanze dall’accusa popolare a certe comunità ebraiche (nel Medioevo ma anche dopo) di rapire bambini cristiani per utilizzarli in cerimonie superstiziose e cruente. Il caso del piccolo Domingo Del Val, avvenuto in epoca imprecisata a Saragozza, riguarda un bambino di sette anni figlio di un notaio di nome Sancho. Il piccolo scomparve dalla sua casa e dopo diversi giorni venne ritrovato (in modo miracoloso, dice la tradizione) nel fiume Ebro, morto in seguito a sevizie. Le indagini di polizia appurarono che era stato rapito da un ebreo locale e portato nella casa di un rabbino, dove era stato inchiodato mani e piedi su di un muro, coronato di spine e infine ucciso nel corso di un rituale oscuro. Il bambino fu subito venerato come martire della fede cattolica perché la gente ritenne che fosse stato ucciso in spregio al cristianesimo. I particolari della sua morte, infatti, facevano pensare a una blasfema parodia della Passione di Cristo. Fu il papa Clemente XIV a scagionare definitivamente gli ebrei nel 1759.