Domingo Ibañex Erquicia & C.

I diavoli in duemila anni hanno avuto come bersaglio privilegiato il cristianesimo: basta guardare la storia (e la cronaca). È, per chi scrive, una delle tante prove indirette della sua verità. Oggi ricordiamo sedici martiri del Giappone, Paese che neanche sapeva cosa volesse dire persecuzione religiosa, ma la scoprì proprio a carico del cristianesimo. Nel 1633 lo shogun Togukawa Iemitsu emanò un editto che introduceva dei supplizi che solo la tipica efferatezza orientale poteva inventare. Segue elenco (della tranche di oggi, perché i cristiani ammazzati in Giappone furono decine e decine di migliaia). Il missionario spagnolo Domingo Ibañex Erquicia e il suo catechista giapponese Francisco Shoyemon. Il padre domenicano Diego Kyushei Gorobioye Tomonaga e il suo catechista Miguel Kurobioye. Il domenicano spagnolo Luque Alonso e il confratello Mateo Kohioye. Le terziarie domenicane Magdalena di Nagasaki e Marina di Omura (quest’ultima arsa a fuoco lento). Il missionario siciliano Giordano Giacinto Ansalone e il suo collega Tomás Hioji Rokuzayemon Nishi. Il missionario spagnolo Antonio González, morto sotto tortura. I sacerdoti Miguel de Aozaraza e Vicente Showozuka. Infine, i sagrestani Lorenzo Rúiz, filippino, e Lazaro di Kyoto. Alla fine del 1637, circa quarantamila cristiani della regione di Nagasaki, inquadrati da seicento samurai, presero le armi contro il governo chiedendo libertà religiosa. Furono tutti massacrati