La Domus del Gianicolo: tutti i colori del fasto

Silvia Castello

Era l’estate del 1999 quando la Domus imperiale del Gianicolo e i suoi marmi riemersero alla luce durante i lavori del Giubileo per la costruzione della rampa d’accesso al parcheggio sotterraneo adiacente al traforo Principe Amedeo. La notizia fece molto scalpore, perché l’allora soprintendente Adriano La Regina ordinò di sospendere i lavori per avviare un immediato «scavo d’emergenza» e recuperare così il tesoro custodito da più di duemila anni nei giardini affacciati sul Tevere, preservandolo da spoliazioni e riusi.
«Roma - spiega l’attuale soprintendente Angelo Bottini - quale sito archeologico di sorprendenti potenzialità da indagare, contrariamente a quanto si potrebbe pensare dopo secoli di scavi e di ritrovamenti, contiene nel proprio sottosuolo, dal centro alle più lontane periferie, un numero elevatissimo di resti di ogni epoca e natura ancora del tutto sconosciuti, spesso relativi a complessi e monumenti di grande importanza anche dal punto di vista storico». Di fatto, il ritrovamento gianicolense è un unicum nel panorama finora noto; molto di rado la sorte ha offerto la possibilità di recuperare un insieme così ampio e articolato di elementi architettonici di tale qualità e preziosità: una serie di ambienti con pitture a fondo bianco contenente uno straordinario deposito di materiali marmorei di circa 600 pezzi, tra cui una piccola statua di Afrodite Charis. Eccezionali reperti, oggi per la prima volta esposti al pubblico nella mostra I colori del fasto. La Domus del Gianicolo e i suoi marmi, curata da Matilde De Angelis d’Ossat, Fedora Filippi e Claudio Moccheggiani Carpano, che vuole essere anche un riconoscimento di quanti negli anni passati hanno gestito la travagliata vicenda degli scavi.
«L’esposizione - spiegano i curatori - si propone di suggerire l’idea della sontuosità espressa nella realizzazione di un apparato decorativo fastoso attraverso l’impiego di preziosi marmi colorati, non solo accostando capitelli, lesene, cornici e lastre di rivestimento così da rendere anche l’idea cromatica dell’insieme, ma anche utilizzando la straordinaria opportunità di una mise en scène scenografica sul palcoscenico del teatro di Palazzo Altemps, dove è allestita la mostra», spiegano i curatori. Nell’Antichità, i marmi colorati erano gemme preziose incastonate nei gioielli dell’architettura: pietre colorate che nella Roma imperiale testimoniarono una vera e propria luxuria privata e magnificentia publica.
Tutti i colori del fasto. Palazzo Altemps, piazza Sant’Apollinare, tel. 0639967700. Ore 9-19,45, chiuso il lunedì. Biglietto 9 euro. Fino al 18 aprile