Don Caccia, la chiave del giallo è nel cellulare

Per risolvere il giallo che ancora dopo tre settimane aleggia sulla tragica morte di don Silvano Caccia ormai potrebbe trattarsi di una questione di giorni. Gli investigatori, hanno in mano un “caso” ancora avvolto nel mistero, eppure contano di venirne a capo rapidamente. Adesso hanno i risultati dell’autopsia eseguita, la relazione dei vigili del fuoco sulle cause che hanno originato le fiamme e soprattutto il tabulato con le telefonate fatte e ricevute dal parroco di Giussano durante l’ultimo giorno di vita. Tre elementi chiave per decifrare il rompicapo che sta togliendo il sonno agli inquirenti. Tutto è sulla scrivania di Antonio Pizzi, il procuratore capo di Monza che sta coordinando la complicata ed allo stesso tempo delicatissima indagine.
Gli investigatori hanno ricostruito tutti i dettagli sul viaggio a Trento del parroco di Giussano. Don Silvano parte lunedì 16 marzo. Solo alla guida della sua Punto. Deve raggiungere la comunità dei padri Venturi per gli esercizi spirituali. È sereno. Nessuno intuisce inquietudine, apprensione, preoccupazioni che possano lasciar presagire che nella sua mente si sia infilato un incubo. Neppure una semplice preoccupazione. È ordinato, meticoloso. Allora, perché giovedì mattina lascia improvvisamente la comunità religiosa senza dire una parola? Senza avvertire, non era nel suo stile.
Si mette al volante della sua Fiat Punto e tutti d’un fiato divora oltre trecento chilometri d’autostrada, fino alla sosta all’autogrill Brianza Nord. Sulla A4 all’altezza di Caponago. È stato colto da un improvviso malore? In questo caso come mai non si è precipitato nel locale a chiedere soccorso? L’auto bruciata è stata trovata distante. A ridosso del grande cantiere aperto per ampliare il posteggio. Si potrebbe essere fermato per riposare. Lì? In cinque minuti sarebbe arrivato a Trezzo sull’Adda, dove vivono la sorella, il fratello e l’anziana madre. A venti minuti di macchina da quel maledetto posto dove ha tragicamente perso la vita, c’è Giussano. La sua parrocchia. Ancora: chi ha visto dice d’aver notato le fiamme intorno alle 21,15, mentre ha infilato lo svincolo per l’autogrill almeno un’ora prima. Ancora un buco nell’inchiesta: don Silvano dalle diciannove, tre ore prima della morte, non ha risposto alle chiamate che gli arrivavano sul telefonino. Ecco, il cellulare: di mattino quando è partito in fretta e furia dal Trentino ha risposto a qualcuno? A chi? Potrebbe essere la svolta decisiva.
Dalle strette maglie del segreto istruttorio filtra che i magistrati sono concentrati proprio su questo punto. Forse hanno già qualcuno in grado di soddisfare le loro «curiosità». Gli uomini della polizia scientifica di Milano dovranno fare gli straordinari per cercare anche il dettaglio, il particolare che li porti a trovare la chiave del mistero. Quel segreto che don Silvano Caccia ha portato con sé. Forse, ancora per poco.