Don Carlo? Afflitto dal complesso d’Edipo, in attesa di Freud

Da Roma a Milano, via Londra. A due anni di distanza dall'estemporanea (e molto applaudita) apparizione all'Auditorium Parco della Musica di Roma (era l'aprile 2006) e a uno da quella, indimenticabile, alla presitigiosa Royal Albert Hall, nella capitale britannica, si ripropone il connubio tra Ludovico Einaudi, 53 anni, pianista e compositore, tra le figure di punta della musica contemporanea di matrice minimalista, e Paolo Fresu, 47 anni, una delle trombe più conosciute e stimate del panorama jazz della Vecchia Europa, nonché grande catalizzatore di musicisti e creatore di formazioni delle più varie e straordinarie.
Un evento speciale, quello di domani, lunedì dell'Immacolata, al Teatro Smeraldo, a testimoniare l'innata propensione alla sperimentazione senza confini, alla polivalenza e al confronto di questi due musicisti molto apprezzati anche all'estero.
«Nel concerto allo Smeraldo Paolo Fresu sarà mio compagno di viaggio. Un viaggio attraverso la mia musica all'insegna della massima libertà interpretativa e dell'improvvisazione», riassume la filosofia del progetto Einaudi, discendente di un albero genealogico quanto mai importante e prestigioso (il nonno Luigi è stato uno dei padri della Repubblica; il padre Giulio uno dei massimi editori italiani) e fresco reduce da un singolare e riuscito tour nel circuito dei club negli Stati Uniti. «Di Fresu, col quale condivido la preparazione classica (Ludovico è stato allievo del compositore d'avanguardia Luciano Berio, ndr), apprezzo il suo essere artista colto e trasversale e quel nomadismo culturale che lo porta sempre a frequentare universi paralleli e "altri" rispetto a quelli del jazz, come testimoniano i suoi dischi e il "suo" festival "Time in Jazz" a Berchidda, il paese dove è nato in Sardegna (ora Fresu si divide tra Bologna e Parigi, ndr). E indubbiamente proprio questa sua apertura mentale ha facilitato il nostro incontro». Incontro che, almeno per il momento, non nasconde nessun secondo fine discografico: «Quello che ci preme, e penso di parlare anche per il mio partner, è fare musica insieme. Punto e basta». Sarà uno show speciale, dunque, arricchito da finalità benefiche - una buona parte dei biglietti è infatti venduta a un prezzo maggiorato a favore di Fratelli dell'Uomo, l'associazione benefica che raccoglie fondi per un progetto di coltura del riso che vuole assicurare l'autosufficienza alimentare alla regione africana di Rao, nel Nord del Senegal -, ma senza scalette predefinite: «Scalette pronte non ce ne sono né ce ne saranno. Probabilmente daremo vita a una serie di lunghe suite - chiosa il pianista, torinese di nascita ma milanese d'adozione, che nei prossimi mesi pubblicherà un lavoro in coppia con i quotati "elettronicisti" berlinesi Robert e Ronald Lippok del gruppo To Rococo Rot (anche loro presenti con Fresu allo show londinese di Einaudi tra le severe mura della Royal Albert Hall al pari del virtuoso di flauto armeno Djivan Gasparyan e Ballaké Sissoko, uno dei più grandi suonatori di kora del Mali, ndr) -. Il mio repertorio più recente, essenzialmente le composizioni di "Divenire" (l'ultimo disco del 2006, il suo best seller, ispirato al ciclo di tre quadri di Segantini "La vita, la natura, la morte", con il quale ha allargato il proprio orizzonte sonoro all'elettronica e all'orchestra, ndr) costituirà il punto di partenza; poi, come è giusto che sia, lasceremo libero sfogo alla nostra immaginazione».
Ludovico Einaudi
e Paolo Fresu
Teatro Smeraldo
Domani, ore 21