Un «Don Chisciotte» al Libero Realtà e fantasia a confronto

La rivisitazione curata dal regista Accordino è la storia del fallimento dei protagonisti

Miriam D’Ambrosio

È materia duttile il Don Chisciotte nelle mani di registi e attori. Il romanzo di Cervantes, come le opere di Shakespeare, è pura rappresentazione dell'uomo, del suo senso.
Per questo ispira da quattrocento anni, inesauribile fonte.
Già tre anni fa Corrado Accordino mise in scena la sua particolare riduzione del capolavoro spagnolo, e ora torna con il suo Don Chisciotte sul palcoscenico del Teatro Libero fino al 15 gennaio. Ma non la considera una ripresa, perché uno spettacolo è in evoluzione continua e cambia nel tempo pur avendo gli stessi interpreti.
In novanta minuti la storia di Alonso Chisciano (Chisciotte) e del fedele Sancho Panza si intreccia con quella di due attori alle prese con la quotidianità e le fatiche del mestiere.
«Lo spettacolo procede su due piani narrativi, intervalli di realtà e fantasia che si alternano - spiega Accordino - è un pretesto per raccontare le prove di due attori, le loro storie personali. Ho preso dal Don Chisciotte argomenti che mi servivano per sottolineare l'aspetto immaginario dell'artista. La prima parte del lavoro è visionaria, mentre la seconda è delirante, dedicata ai grandi sacrifici del cavaliere errante», simili a quelli dei due attori che scelgono una vita fatta di alti e bassi, di «precarietà».
In scena ci sono Corrado Villa e Alberto Astorri a incarnare questa «storia di un fallimento (perché il Don Chisciotte è anche questo), a raccontare la loro vita qualche volta fatta di stenti - aggiunge il regista - le parole di Cervantes, il suo linguaggio aulico, si intrecciano con il parlato quotidiano. La parte "nuova", quella che abbiamo scritto insieme, gli attori e io, è nata su canovacci lasciando molto all'improvvisazione attorale».
Astorri e Villa affrontano ancora una volta se stessi e i due eroi di Cervantes, tra cambiamenti che il tempo incide, cornici e luci che isolano i loro pensieri, proiezioni, sogni.
«Mi ha sorpreso riprendere lo spettacolo tre anni dopo - dice Accordino - all'inizio tutto nacque da una grande necessità di affrontare questo testo, poi, dopo anni, la pulsione è sedimentata ma il meccanismo della vitalità è inalterato. La scelta è caduta sempre sugli stessi attori perché stimo molto Alberto e Corrado e perché insieme raggiungono un equilibrio scenico raro, sono due caratteri diversi, uno più esistenzialista l'altro più innocente, fantasioso. Mi serviva questa chimica».
Attori che lavorano tanto sull'improvvisazione, arte antica che richiede costanza, meticolosità.
Dopo tre anni vivono in maniera differente l'esperienza, qualche parola varia, varia lo stato d'animo, il cammino personale di questo tempo.
Alberto Astorri e Corrado Villa si muovono in uno spazio immaginario e concreto, un luogo «dove fanno le prove in mezzo a elementi scenici essenziali - conclude Accordino - le scene sono di Anna Bertolotti che ha realizzato una barca in mezzo a un bosco. Questo ho voluto, per dimostrare come l'impossibile diventa reale».
Una barca nel verde, senz'acqua su cui navigare, spostarsi, viaggiare veramente. Eppure il viaggio è possibile, almeno quello che ci permette Miguel de Cervantes seducendo con la narrazione epica di stralunate avventure, dove Chisciotte e Sancho sono compagni, sono due fino a essere uno, fino a fondersi, scambiarsi di ruolo, imbarcandosi tra gli alberi vedendo il mare.