Don Chisciotte rinasce tra comici e marionette

All’Argentina di Roma bella e inedita lettura del classico di Cervantes

Enrico Groppali

Nell'83 Maurizio Scaparro, in un felice triumvirato creativo con Tullio Kezich e Rafael Azcona, elevò lo straordinario ritratto critico che Cervantes sviluppò attorno a Don Chisciotte al livello di un eccezionale progetto multimediale che ebbe per risultato uno spettacolo teatrale poi tramutato in uno sceneggiato tv e in un film. Oggi i «frammenti» dell'epopea cervantina, nel quattrocentesimo anniversario della pubblicazione del capolavoro, tornano in Italia accompagnati dalle bellissime musiche di Bennato e sorretti, sul palco spoglio dell'Argentina solcato da bagliori tra cui s'intravede in controluce l'immagine donchisciottesca firmata da Doré, dalle ombre suadenti e coloratissime dei costumi di Luzzati che spiccano come acqueforti sullo sfondo di Roberto Francia.
A somiglianza della struttura decantata da Roland Barthes nei Frammenti di un discorso amoroso, le stazioni del poema si decantano, in un evidente richiamo alla poetica strutturalista, in una grande suite polifonica. Dove la coppia formata da un Pino Micol che gli anni e l'esperienza hanno tramutato in un'immagine poetica di mirabile suggestione e, in sottordine, dal Sancho Panza popolaresco di Augusto Fornari, incontra non la goldoniana barca dei Comici ma i carri carnevaleschi degli spaiati teatranti di Scarron. I quali, pur nel rispetto delle «stazioni» previste dall'autore, assumono valenza di sutura e di catarsi sottolineando il carattere iniziatico della parabola dell'eroe. Nella visione del regista infatti Don Chisciotte e i comici, a differenza di quanto avveniva nel film di Pabst e nel grandioso progetto di Orson Welles, diventano da ironici contraltari della follia del protagonista, dapprima i suoi salvatori nell'arengo dell'ottimismo plebeo e in seguito i suoi angeli consolatori. Ritti come i santi nelle processioni del Venerdì a Siviglia, i commedianti capitanati dal sognatore Fernando Pannullo manovrano a vista, come fossero dei magici avatàr destinati a compiere il miracolo, gli splendidi pupi di Mimmo Cuticchio dando voce e corpo al tormento amoroso di Dulcinea. Mutata in una marionetta decorata a festa com'era nelle intenzioni di Gaston Baty quando scrisse la sua personale rivisitazione di Cervantes. In uno spettacolo di magica resa stilistica destinato a un lungo tour europeo.

DON CHISCIOTTE Regia di Maurizio Scaparro, con Pino Micol. Roma, Teatro Argentina, fino al 22 dicembre