Don Colmegna «gela» la Corso: «Non è il momento di far politica»

Presentando il villaggio solidale l’assessore attacca il Comune. Il presidente della casa della Carità invita a non strumentalizzare

Silvia Villani

Siamo in campagna elettorale e c’è chi, in Provincia di Milano, strumentalizza i bisogni dei più poveri. A denunciarlo è don Virginio Colmegna della Casa della Carità. Nel mirino l’assessore provinciale Francesca Corso. Che, ieri, in quel di Cologno ha frontalmente attaccato il Comune di Milano: «I vertici di Palazzo Marino pensano alla politica, alla conquista del voto e non concretizzano azioni in favore dei più svantaggiati. Atteggiamento opposto a quello della giunta guidata da Filippo Penati che è sempre disponibile per intervenire nelle più disparate situazioni di emergenza anche nei confronti di Milano e senza aver mai ricevuto un apprezzamento per l’attività svolta».
Spottino elettorale di cattivo gusto che don Colmegna ha sgradito: «Vorrei che lo scontro restasse fuori dalla solidarietà, che il suo intervento non prendesse il sopravvento sulla realtà, sulla sperimentazione del co-housing sociale che stiamo avviando». Risposta seccata contro l’amministrazione di via Vivaio che è incapace di riconoscere gli sforzi anche economici sin qui fatti dal Comune di Milano per affrontare l’emergenza rom ovvero quasi venti milioni di euro spesi in cinque anni per assistere poco meno di cinquemila nomadi. Impegno che, ieri, si è tentato di infangare mentre Penati e i suoi boys presentavano il villaggio solidale, quella struttura che, dopo annunci e impegni verbali, dovrebbe aprire i battenti al confine tra Cologno Monzese e Cernusco sul Naviglio. Villaggio di accoglienza e solidarietà che vede la luce grazie a un bando regionale ad hoc.
Progetto che però ha molte differenti visioni: se per il sindaco di Cologno, Mario Soldano, l’intervento dev’essere una risposta concreta al «problema sociale e alla sicurezza del territorio grazie alla creazione di nuovi alloggi temporanei per cittadini in situazione di disagio», per il presidente della Provincia il nuovo villaggio solidale sarà destinato all’accoglienza «di tutte quelle persone che ora vivono in situazioni pericolose per se stesse e per gli altri». Un chiaro riferimento ai campi nomadi - «realtà abbandonate che spesso diventano luogo di degrado urbano e ricettacolo di attività illegali» - senza mai citarli.
Scelta di basso profilo per il progetto che prevede la realizzazione di un edificio protetto con all’interno sessanta posti letto, spazi didattico-produttivi e una struttura ricreativa e di animazione musicale e culturale. Silenzio rotto però da don Colmegna che, a proposito della favela di via Triboniano andata in fiamme per cause accidentali, è tornato a reclamare «soluzioni dignitose»: primo passo, come chiesto dalla Caritas ambrosiana, «un censimento serio dei regolari e degli irregolari, distinzione necessaria per capire chi può essere aiutato».