Don Gallo assolve i vandali in carcere

Si è commosso fino alle lacrime, don Andrea Gallo, ieri temporaneamente in trasferta a Milano per un sit in davanti al carcere di San Vittore: lì sono tuttora detenuti 25 giovani dell’area ultra-antagonista arrestati l’11 marzo scorso con varie accuse per le devastazioni in corso Buenos Aires durante il corteo di protesta - dicevano loro - contro una «sfilata neofascista». Le cronache, allora, parlarono chiaro, anche se qualcuno fa finta di dimenticarsene: razzi e bombe carta, gente arrivata in piazza con armi che potevano uccidere (e solo per caso non hanno provocato una tragedia, quando un carabiniere, centrato da un missile di segnalazione, è stato proiettato a metri di distanza, mentre altri suoi colleghi hanno subito lanci di ordigni imbottiti di chiodi). E inoltre, i «soliti» cassonetti divelti e dati alle fiamme, auto sconquassate, vetrine sfasciate. Il commento dei testimoni: «Pazzesco, sembrava di essere nel centro di Beirut, ai tempi della guerra civile». Per don Gallo, invece, non è il caso di drammatizzare. Se mai di lanciare un appello accorato: «Il magistrato dovrebbe comportarsi come un padre» e decidere per la libertà di questi bravi ragazzi dei centri sociali. Una parte dei quali, appunto, si trova in carcere a Milano e Bollate. Dopo aver visitato il penitenziario del capoluogo lombardo, il «prete da marciapiede», accompagnato dal consigliere lombardo dei Verdi, Marcello Saponaro, ha indetto una conferenza stampa per chiedere «l'immediata liberazione di tutti i giovani implicati». In questo modo don Gallo - che ieri ha trovato anche il tempo di lanciare la candidatura a senatrice a vita dell’astronoma ottuagenaria Margherita Hack, nota atea e anticlericale - «brucia» sul tempo la manifestazione dei centri sociali prevista per sabato che partirà da piazza Duomo e sarà aperta dai genitori di chi è in attesa di giudizio. Nel frattempo, il sacerdote fondatore della Comunità di San Benedetto al porto sostiene che «gli arrestati sono in buone condizioni, ma a loro è stato fatto un danno gravissimo». E conclude con l’assoluzione pastorale: «La carcerazione cautelare, io la chiamo criminale dal punto di vista scientifico, in senso non offensivo. Quindi io mi rivolgo al giudice: sarà anche lui un padre». Liberi tutti. Anche di ricominciare da dove si erano interrotti.