«Don Gallo candidato finto nella corsa delle primarie»

Il sottosegretario Gagliardi (Fi) non crede che il sacerdote sia un reale antagonista di Romano Prodi

(...) è una partita fasulla, una finta gara. Lo dimostra il fatto che vogliono far scendere in campo don Andrea Gallo, il “prete da marciapiede“, facendolo sembrare un’alternativa a chi è già stato scelto come vincitore, mentre in realtà i giochi sono bell’e fatti, alla faccia della democrazia e della partecipazione popolare promesse dai vertici dei partiti». Gagliardi, insomma, non ci crede, alla genuinità di una consultazione elettorale, quella della «base» del centrosinistra, che dovrà scegliere il candidato premier contrapposto a Berlusconi. «Ecco, è lui, Berlusconi, l’unico e vero collante della coalizione» precisa il sottosegretario agli Affari regionali che non dimentica mai di indossare l’armatura di agguerrito rappresentante di Forza Italia. E insiste: «Il solo elemento che tiene insieme i vari cocci dell’Unione è l’odio nei confronti dell’attuale capo del governo. Su tutto il resto, compreso il giudizio su candidati o pseudocandidati alle primarie, la spaccatura domina». Né don Andrea Gallo, sponsorizzato da no global, antagonisti e disobbedienti, né altri possono ribaltare la frittata: «Romano Prodi ha bisogno di un’investitura che non sembri pilotata. Quindi deve creare intorno a sé un’atmosfera di competizione quanto più simile al reale. Ma la realtà della “sua“ Unione - sottolinea Gagliardi - parla chiaro in termini di divisioni su schieramenti, candidati, politica estera, economia, persino sulla questione morale dove non si capisce chi è legittimato a scagliare la prima pietra. A Genova e in Liguria ne sappiamo qualcosa». Basta, a giudizio del sottosegretario azzurro, ricordare «l’attuale segretario dei Ds Piero Fassino e i rapporti della Quercia con il sistema delle cooperative». Ma su Prodi «il fiume rompe gli argini: qui da noi è ben noto quante ne ha combinate da presidente dell’Iri e, poi, da capo del governo. Cominciamo? La svendita di Elsag Bailey, lo spezzatino dell’Ansaldo, le vicende della Ip e dei centri direzionali di primari gruppi aziendali scippati alla città, con pesantissime conseguenze sull’indotto che ancora scontiamo... Non basta: come numero uno dell’Iri, quando il suo sistema di potere imperversava nella galassia delle partecipazioni statali, Prodi ha contribuito ad affossare l’impiantistica e la siderurgia. Come si possa proporre oggi a salvatore della patria, pare difficile da capire!».
La sparata-don Gallo è fasulla anche per Giuseppe Costa, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale: «La sua candidatura, come le altre uscite in questi giorni - commenta - servono a diffondere fumo sulle primarie, ma sono di fatto bufale in quanto è già scritto il vincitore, cui altrimenti salta tutto l’impianto. Da questo tormentone estivo emerge solo quanto sia disgregata e raccogliticcia la coalizione di sinistra che sostiene di avere i numeri per far uscire l’Italia dalle difficoltà. Si fanno personalismi, si buttano in prima fila ora un prete, ora un altro, ora un professionista del volontariato, senza dire agli Italiani quale sia il progetto concreto per dare lavoro, benessere e sicurezza. Restano solo - conclude Costa - un’alleanza formale e posti di potere, ben retribuiti, da smaltire, come dimostrano le prime mosse delle Regioni dove ha vinto la sinistra».
Dubbi e «distinguo» su don Gallo candidato anti-Prodi (o anti-Bertinotti?) continuano a serpeggiare anche in casa Rifondazione comunista. Il segretario provinciale Bruno Pastorino prova a non farsi condizionare da dietrologie o ipotesi suggestive: «La candidatura di Andrea - sostiene - è positiva, interpreta le istanze dei senza casa, senza diritti, senza lavoro, che non sempre trovano spazio nei partiti tradizionali, anche a sinistra. E non vedo la sua candidatura come antagonista, se mai complementare a quella di Bertinotti. Piuttosto - ammette però Pastorino - un elemento di stupore c’è, e riguarda il fatto che don Gallo è sempre stato un ponte, un protagonista del dialogo “trasversale“, ma come candidato rischia di diventare “partigiano“ solo di qualcuno o qualcosa». Un limite che potrebbe ulteriormente confondere le carte, già tanto scompaginate, della sinistra.