Don Gallo fa l’attore a Genova ma è protagonista a Milano

Lui fa il prete da marciapiede, ma se sul marciapiede c'è un palcoscenico è meglio. Ci sale subito don Andrea Gallo, non importa per fare cosa. Se serve per recitare il Corano, o brani dei canoni buddisiti del Sutra del Loto, o anche del Bhagavad Gita dell'hare-krishna, da alternare a passaggi della Bibbia. Farà anche questo, stasera alle 21.30, don Andrea Gallo, chiamato a essere uno dei protagonisti dello spettacolo «Esistenza, soffio che ha fame» organizzato «sul tema delle religioni» per chiudere il festival del Suq di Genova al Porto Antico. Un appuntamento al quale non potrà mancare di ritorno da Milano, dove ieri era ancora una volta davanti a tutti, in prima linea. L’obiettivo era quello di far liberare i no global che avevano devastato Milano l’11 marzo scorso per impedire democraticamente ad alcuni esponenti della Fiamma Tricolore di dare vita a una manifestazione. E don Gallo, sciarpa arcobaleno al collo, non si è lasciato sfuggire un solo microfono.
E le sue prime parole sono fatte apposta per la predica prefestiva: «Per prima cosa scriva che don Gallo è incazzato, incazzato e incazzato - ci tiene a non essere frainteso il sacerdote -. Perché un vecchio come me, che ha visto nascere la democrazia nell'aprile del 1945, è costretto a vedere che qui tengono in carcere ragazzi in quella che io ho definito custodia criminale. Con tutto il rispetto per i magistrati, mi auguro che sappiano che per alcuni ragazzi ci possono essere dei danni irreversibili. Esistono misure cautelari alternative per evitare fughe di notizie. Per questo io dico che siamo qui a celebrare la giornata della non democrazia». L’assoluzione lui la deve dare a tutti coloro che gliela chiedono, ma al ruolo di giudice si è tanto affezionato da cercare un posto anche nei tribunali terreni. «Dopo aver studiato gli atti che li riguardano che le prove e le interpretazioni dei giudici sono assolutamente inconsistenti - taglia corto -. È chiaro che si devono trovare i responsabili delle violenze. Ci sarà il processo per farlo. Io manifesto solidarietà a chi ha avuto danni. Ma sono contro questi messaggi, come la carcerazione che non finisce più. Sono per il dialogo, altrimenti arriviamo a quello scontro devastante che è stato il '68».
Dopo la manifestazione a difesa di chi ha demolito Milano, don Gallo, stasera a Genova, riprenderà in mano testi più spirituali, ma tra Corano e Sutra, declamerà anche qualche versetto della Bibbia. Di un libro in particolare, il Qohélet, noto soprattutto per la «riflessione sul tempo»: «Per tutto c’è un momento - recita il testo - (...) c’è un tempo per demolire, e un tempo per edificare, (...) un tempo per tacere, e un tempo per parlare». La speranza è che gli diano il testo da leggere, se va a memoria qualche «tempo» se lo potrebbe dimenticare.