Don Gallo: «Giuliani meglio di Quattrocchi»

Don Gallo e i morti a confronto. Carlo Giuliani e Fabrizio Quattrocchi, chi è l'eroe? Per il prete anarchico non c'è dubbio, quando afferma che è assurdo «ritrovarci in pochi in piazza Alimonda a ricordare ogni anno Carlo, mentre da altre parti si vorrebbe dedicare una via a Quattrocchi». La cui tragica sequenza filmata, con la celebre frase «vi faccio vedere come muore un italiano» pronunciata prima dell'esecuzione non sarebbe altro che «un fotomontaggio: me lo hanno detto alla Rai». Parole e musica del prevosto barricadero, pronunciate di sfuggita ieri al cinema City di via XXV aprile, in occasione dell'ultimo incontro pubblico di Edoardo Sanguineti in vista delle primarie del centro sinistra in programma domani.
Un intervento, quello del sacerdote, che è stato come sempre un consuntivo della situazione della sinistra antagonista. Invitata da don Gallo a svegliarsi e ad agire: «perché l'indifferenza è l'ottavo peccato capitale. Prendiamo ad esempio l'inceneritore: non lo vogliamo, allora bisogna andare sul posto, protestare, prendere coscienza». L'accenno al termovalorizzatore che dovrebbe sorgere nel Ponente cittadino è uno dei pochi accenni ai problemi di Genova sia da parte del prete descamisado, sia da quella dell'aspirante sindaco. Che non ha fatto una piega alle affermazioni di don Gallo riguardo Fabrizio Quattrocchi, ma ha preferito togliersi un sassolino dalla scarpa a proposito della propria controversa dichiarazione sull'odio di classe con cui aprì fragorosamente la campagna elettorale: «credo di aver spiegato abbastanza bene il significato di quelle parole. Chi non capisce, è perché ha interesse a non capire».
Don Gallo, che nei giorni scorsi ha avuto modo di dichiarare, in caso di sconfitta alle primarie di Sanguineti, la propria preferenza per Stefano Zara piuttosto che per Marta Vincenzi, rincara la dose: «La Vincenzi dichiara di aver paura degli "infiltrati" di Lotta Comunista, che si sarebbero mobilitati per votarle contro. Sembra quasi che le primarie debba vincerle per forza lei», ironizza. Il poeta preferisce farsi tirare la volata dal sacerdote della comunità di San Benedetto al Porto, il quale diventa così il mattatore assoluto. Don Gallo, dopo aver ricordato che la sinistra antagonista è contro «neoliberismo, imperialismo, capitalismo e terrorismo» (dove quest'ultimo termine indica le guerre targate Stati Uniti), si ricorda di Genova e del pericolo di un avversario elettorale piuttosto in forma e perciò minaccioso: «Stavolta Scajola ha trovato l'identikit giusto per il candidato sindaco di centro destra. E bisogna stare attentissimi, perché la gente è stufa dell'andazzo». Don Gallo tenta di mettere in guardia i suoi dal pericolo «fascista», come ama definire i partiti della CdL. Una mossa che forse potrebbe essere più efficace del discutere sull'eroismo o meno di un genovese che non c'è più.