Don Gallo: «Obbedisco a Bertone e non mi candido alle primarie»

nostro inviato a San Bartolomeo
Il passamontagna color arcobaleno avrebbe forse disturbato il sigaro, ma don Andrea Gallo ci aveva lo stesso seriamente pensato. I centri sociali lo volevano quale loro candidato alle primarie e lui, da sempre protagonista delle loro lotte, era stato tentato di prestarsi a fare il «non candidato», quello che avrebbe costretto l’Unione a parlare di programmi, finalmente, e non solo di nomi.
Al popolo di quelli che stanno «in basso a sinistra», la definizione zapatista qui spopola, riuniti a San Bartolomeo al Mare in una due giorni di dibattito per lanciare la «campagna politica invernale» aveva già detto: «Non credo che il mio vescovo mi dirà vai come un agnello fra i lupi». Nel dubbio glielo ha chiesto, all’Arcivescovo di Genova. Tarcisio Bertone dev’esser stato più che chiaro. Perché ieri, forse per la prima volta, il «prete di strada» ha deciso di obbedire. E poi, affinché non restassero ambiguità, l’ha messo nero su bianco: «Consapevole dei miei limiti ho riflettuto profondamente. Per continuare, dopo 46 anni di presbiterato, ad essere “in comunione con la Chiesa” ho chiesto indicazioni al mio Vescovo (non esistono Chiese acefale, cioè senza Pastore). Con molta serenità rinuncio a qualunque candidatura». Punto, si spera a capo: «Mi auguro, con tutto il cuore, che un altro dopo di me presti il suo nome al “senza volto” col passamontagna arcobaleno». Ma lui non può, non questa volta: «Differentemente dall’ultimo Referendum (quello sulla fecondazione assistita, ndr) in cui era la mia (...)