Don Gallo: «Oggi voterei scheda bianca»

(...) e vi assicuro che non c'era nulla di deciso. Dovevamo riparlarne qui, a San Bartolomeo». I tre eroi dell'area movimentista arrivano oggi, quindi non resta che aspettare. Intanto, lui spera che «Casarini abbia un candidato di riserva» e ripensa a Mario Tullo il segretario provinciale dei Ds «che è venuto da me quasi confessandosi, che alle tv aveva detto ma come, un sacerdote che vuol fare il presidente del consiglio, non s'è mai visto». Al tavolo dei relatori c'è Graziella Mascia la deputata di Rifondazione comunista che vede sfumare la possibilità di rappresentarlo, questo mondo dei movimenti che chiede al centrosinistra di passare dalle parole ai fatti: «E' un investimento faticoso anche per noi, cosa pensate, far parte dell'Unione, ma abbiamo deciso di partecipare per contrastare i poteri forti, dalla Confindustria alle gerarchie clericali, che vogliono condizionare gli schieramenti». E c'è Daniele Farina il consigliere comunale di Milano e anima del Leoncavallo che annuisce alle parole del don, svegliatevi ragazzi, «non è vero che le primarie non sono importanti, perché se il governo Berlusconi verrà cacciato, quanto il nuovo governo saprà riscrivere prospettive nuove dipenderà dall'azione dei movimenti». Erano qui per parlare di spazi autogestiti, di occupazioni. «Ebbene le primarie sono uno spazio pubblico più ampio, che, se pure in forma meno dura e meno violenta, intercetta lo spazio di rappresentanza» avverte Farina.
E allora ecco, gli spazi. Servono strumenti nuovi a problemi nuovi, ecco. E non è che qui non si siano individuate le soluzioni, anzi. Dice don Gallo di leggere la Costituzione: «Gli spazi sono un diritto, c'è poco da fare». E allora tutto vale, diciamolo. La «disobbedienza amministrativa» della quale parla quel «disobbediente civile» di Matteo Jade, anima dello Zapata, tanto per cominciare. «I Comuni e le Regioni hanno il potere di decidere. Se il Comune e la Regione a Genova sono di sinistra, perché non decidono in autonomia di concedere spazi ai giovani? E se Burlando dice di essere contrario ai Centri di temporanea accoglienza per immigrati che lo dimostri, e per esempio si rifiuti di dare numero civico e allacciamento della luce a un eventuale struttura in Liguria». Qualcosa da dire a Burlando ce l'ha anche Manuel Chiarlo, Giovane comunista candidato alle scorse regionali con Rifondazione. Il punto di partenza del ragionamento è che tutti i centri sociali genovesi sono occupati, dallo Zapata al Buridda, perché «il Comune di Genova fa finta che non esistiamo». Lo stesso accade alla Spezia. Solo a Impera «La Talpa e l'Orologio», che ha organizzato la due giorni qui a San Bartolomeo, sta trattando con il Comune da una parte e la banca proprietaria dall'altra, pare con esisti positivi. «A questo punto serve una vertenza più complessiva - lancia la sua bomba Chiarlo -. Se gli edifici sono di proprietà pubblica, è giusto dare un riconoscimento al lavoro che abbiamo fatto fin qui in queste strutture. La regione si deve fare interprete di questo ragionamento e di questo percorso». C'è solo un dubbio, e con un sorriso lo butta lì Graziella Mascia: non sarà che poi passando dall'illegalità alla legalità, viene meno la fantasia? Ma anche a questo c'è rimedio: regolarizzare, va bene, ma «lasciando il più alto grado di autonomia». Dice Farina che i movimenti sono carsici, anzi ormai sotterranei. Da ieri l'obiettivo è farsi sentire di più, che i leader dell'Unione stappino le orecchie.