Don Gallo saluta l’Immacolata: «O bella ciao»

Difficile credere che don Andrea Gallo abbia correttamente interpretato e tradotto l’augurio di Benedetto XVI per la rinascita di una generazione di «politici cristiani». L’uso dell’altare per la lotta politica, la sostituzione dell’«Ite missa est» con «O bella ciao», difficilmente sarà all’ordine del giorno di un prossimo Concilio Vaticano o argomento di un’enciclica.
Eppure il prete di San Benedetto anche questa volta non ha rinunciato alla sua personalissima (e, quantomeno, tollerata) riscrittura del messale. Ieri, celebrando la liturgia dell’Immacolata Concezione nell’ambito delle celebrazioni per i 40 anni della sua comunità, don Gallo ha chiamato sull’altare Gino Paoli e un’altra decina di persone. Poi, per concludere la messa, ha intonato «Bella ciao». Immediata, quanto scontata, la risposta della chiesa gremita, che si è unita in un unico coro.
D’altra parte il colpo di scena finale era stato ampiamente preparato durante tutta la celebrazione, impostata come se anziché i fedeli seduti sulle panche di una chiesa, davanti al sacerdote ci fossero i deputati sugli scranni di Montecitorio il 14 dicembre. Nella sua omelia il sacerdote comunista si è scagliato contro «una società basata sul profitto», e contro la politica. Partendo da qualche piccola punzecchiatura al Pd («tre fondazioni nello stesso partito, mi sa che qui l’importante è tenersi il potere»), si è finalmente dedicato al suo nemico preferito. «La Camera è chiusa per impraticabilità del capo - è andato giù diretto - Il 14 tutti si aspettano chissà cosa. Da ottimista penso che il peggio debba ancora arrivare. Ci sarà un Berlusconi bis e ter».
Il meglio, però, era per la fine. Per salutare la Vergine Maria concepita senza peccato, ha scelto la formula confidenziale: «O bella, ciao».