Don Gallo scomunica la Turco e Napolitano

Paolo Bertuccio

Don Gallo a ruota libera, come sempre. Partire da un argomento per poi spaziare a trecentosessanta gradi, con linguaggio schietto e diretto, sui temi sociali e politici: lo stile del sacerdote barricadero, si sa, è questo.
Il pretesto, stavolta, è stata la presentazione martedì sera del libro «Lager Italiani» dell'intellettuale anarchico Marco Rovelli, un crudo dossier contro i centri di permanenza temporanea per gli immigrati clandestini. Nella sala del teatrino degli Zingari, a pochi passi dalla comunità di San Benedetto al Porto, insieme all'autore e a don Gallo siede anche Heidi Giuliani in veste di moderatrice, proprio nel giorno della notizia della richiesta di riapertura delle indagini sulla morte del figlio Carlo.
Nessun accenno alla vicenda, comunque, da parte della futura senatrice. Lo scopo della serata è quello di esprimere il dissenso della sinistra radicale nei confronti dei Cpt, ritenuti illegittimi e quindi da chiudere immediatamente, senza condizioni, perché «privano i migranti della propria libertà personale», sottolinea Rovelli.
Ed è la signora Giuliani a rincarare la dose, ricordando come «chi protesta contro questi centri rimanga spesso vittima della repressione». Ci vuole però don Gallo a ricordare a chi si debba l'invenzione dei «lager italiani», che saranno pure «retaggio delle dittature nazifasciste», ma sono stati contemplati per la prima volta nella famosa legge Turco-Napolitano: «Fate molta attenzione. I Cpt sono stati inventati da due persone che adesso sono Presidente della Repubblica e ministro: due "teste pensanti" della nostra sinistra».
È qui che decolla il don Gallo-pensiero: «Bisogna stare attenti a chi si nasconde dietro la maschera del progressismo e pretende di migliorare le condizioni dei clandestini reclusi in queste strutture». Migliorare? Ma non scherziamo: «La soluzione è la chiusura, per ripristinare la libera circolazione delle persone. Che colpa hanno i "migranti" chiusi nei Cpt? Quella di essere clandestini, ed è da vedere se si tratti veramente di una colpa. Per questa gente i nostri cari "sinistri" non faranno niente, vedrete».
La preoccupazione del prete no global per il clima tutt'altro che rivoluzionario che si respira ultimamente dalle parti del centrosinistra è forte: «Basti pensare a cos'è successo alla senatrice Menapace, che si è permessa di criticare le Frecce Tricolori». Ma cos'altro è la prestigiosa pattuglia aeronautica, se non «un gruppo di acrobati che costano allo Stato un sacco di soldi? Li mandino al circo, non in guerra».
Anche Heidi Giuliani, prima ancora di aver messo piede a Palazzo Madama, scherza amaramente sul suo futuro incarico. Quando don Gallo si dice orgoglioso di avere finalmente un'amica senatrice, la signora mormora: «Sì, se non me ne vado via prima».
I nemici sono un po' dappertutto, secondo don Gallo, che non dimentica comunque di rivolgere un pensiero ai «fascisti», e cioè An, Lega e partiti affini, «quelli che, dipendesse da loro, gli zingari li butterebbero a mare», dice riferendosi alla polemica sull'assegnazione degli alloggi ai rom. Ad ogni modo, «i fascisti non mi preoccupano più di tanto, perché si sa già come sono. Io ho paura di quelli che dovrebbero essere nostri amici. Bisogna smascherarli, invece».
Perché il momento è brutto, e gli scenari dipinti da don Gallo sono tutt'altro che rosei: «Il potere religioso è alleato con quello politico: tutto ciò che è peccato, come l'aborto, è anche reato». E nelle sue ormai celebri peregrinazioni da un tema all'altro, il descamisado sacerdote non resiste alla tentazione di rallegrarsi forse un po' eccessivamente per lo scandalo che vede coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia: «Finalmente un sangue blu in prigione: gli farà bene». Amen.