Don Gallo si pente e chiede perdono alle Fiamme Gialle

«Non è più come una volta», ripetono i vecchi genovesi. E il brutto è che hanno perfettamente ragione. Sempre più spesso, oggi, i ruoli sono capovolti. Vedete un po’ il caso-don Gallo: è lui, adesso, che chiede l’assoluzione dai peccati. Alla Guardia di Finanza. Succede nei locali della caserma di via Nizza, in una mattinata di sole e cielo terso, quella di ieri, che concilia il buonismo alla melassa anche nei confronti dei reprobi più incalliti. Come il «prete da marciapiede» (la definizione è sua, di don Andrea, che ne va orgoglioso). Tutto per via del fatto che la tonaca più anticonformista del clero europeo e mediterraneo si era recata sabato scorso al concerto dei Subsonica al Vaillant Palace della Fiumara, e che lì aveva avuto, come dire?, uno scambio di idee un po’ troppo focoso con alcuni militari delle Fiamme Gialle impegnati in controlli antidroga. Lanciando al loro indirizzo delle benedizioni che somigliavano più ad anatemi per andare dritti all’inferno, tipo: «Mi ricordate le SS naziste. Per un partigiano come me questa è repressione pura!». E poi, a mente fredda (ma cuore ancora caldo): «Avete compiuto un’operazione insensata, presentandovi con tre cani. Un’irruzione in piena regola». Infine, ricomponendosi con la sua solita calma olimpica: «Liberiamoci tutti dal potere mafioso, dalla ’ndrangheta, dalla camorra! Liberiamo i nostri ragazzi del G8». Quelli che hanno devastato la città. Amen.
Ma ieri, a 72 ore di distanza dall’esternazione, don Gallo è andato a incontrare i vertici della Guardia di Finanza. E si è confessato, come un povero peccatore qualunque. Tanto che, al termine dell’incontro «tenutosi in un clima di reciproca cortesia e cordialità» con il generale Raffaele Romano, comandante regionale Liguria, presenti il colonnello Maurizio Tolone e il maggiore Davide Cardia, il buon prete si è sciolto e ha ricevuto l’assoluzione. Va be’ che non si dovrebbe rivelare il segreto del confessionale, ma siccome «non è più come una volta» facciamo eccezione: don Andrea «ha apprezzato l’impegno costante e meritorio della Guardia di Finanza nello specifico settore operativo» e si è spinto al punto di «considerare la possibilità di una collaborazione tra le Fiamme Gialle e la sua Comunità di San Benedetto al porto». Non è dato sapere se gli è stata anche impartita la benedizione (laica, naturalmente). Diavolo di un prete! Ha capovolto i ruoli, ma intanto ha evitato la denuncia...