Don Gallo, soccorso rosso anti-porpora

Rinviata la decisione sulla sospensione del prete che appoggia i referendum

Diego Pistacchi

Lui, don Gallo, non ha lasciato ma ha anzi raddoppiato. La Curia, per ora passa. Ma le puntate forti arrivano ugualmente. Ci pensano i compagni del prete da marciapiede, che più a sinistra sono, più la sparano grossa. Per vicinanza, territoriale e non solo, arrivano prima quelli del Buridda, il centro sociale espropriato e benedetto dal Comune. La loro posizione non è certo in dubbio, semmai vedono «male» quella del cardinale Tarcisio Bertone, che ha osato richiamare il sacerdote al suo dovere di obbedienza alla chiesa, e quindi alla scelta di non andare a votare per i referendum sulla fecondazione. Ci vanno giù duri, il soccorso rosso un tempo offriva difesa legale ai compagni in difficoltà, oggi indossa la toga del pm e chiede la pena: «Ricordiamo, per inciso, che una norma del 1970 prevede da sei mesi a tre anni di reclusione per gli inviti all’astensione in occasione di elezioni politiche e referendum, se promossi da “persone che ricoprono un incarico pubblico o da ministri di culto”». Tradotto, significa: Bertone in carcere.
Tutto perché «don Gallo ha legittimamente manifestato un'idea che è il concetto basilare della democrazia, cioè il diritto/dovere di tutti i cittadini alla partecipazione sulle scelte che riguardano la loro vita». Sarà anche vero, come assicura qualche ben informato, che quello rivolto dalla Curia a don Gallo è solo un buffetto, un richiamino paterno che fa solo finta di minacciare una sospensione a divinis per il sacerdote che ha ancora una volta abbandonato la linea della chiesa. Sarà, ma ora la faccenda si complica. Anche perché le posizioni si sono radicalizzate. Don Gallo non si immagina neppure di recitare un mea culpa, e anzi bacchetta lui il cardinale per la forma poco cortese usata nella lettera di richiamo. Soprattutto mette in moto, questa volta forse davvero involontariamente, la macchina da guerra della sinistra più estrema, che corre in suo aiuto senza risparmiare bordate al cardinale.
Perché se il Buridda non si limita alla scontata, «piena solidarietà» al sacerdote, il Verde Marco Pecoraro Scanio dà alla chiesa una bella botta di oscurantista e incivile. E lo fa citando quale esempio virtuoso da imitare proprio don Gallo e le sue «prediche» referendarie: «In tanti - conclude il leader del Sole che Ride dopo aver elogiato il sacerdote genovese - hanno sollevato il problema della segretezza del voto violata dall'astensione. Si pensi ai piccoli centri, dove l'etichettamento è più forte che altrove. Chi si recherà alle urne verrà additato dai pulpiti? Non si può permettere che i cittadini vengano divisi in categorie, in buoni e cattivi, semplicemente perchè sono andati o no a votare. Non si può riportare l'Italia indietro di sessanta anni». Parole che arrivano dopo quelle del senatore di Rifondazione Livio Togni che giovedì si era già schierato con don Gallo «che rappresenta quello che deve essere realmente un sacerdote, poiché pone al centro della riflessione l’uomo, ma il bene dell’uomo, non il suo sacrificio». A parziale bilanciamento delle posizioni della sinistra più radicale, intanto è arrivata la stretta di mano e l’appello a mantenere la linea dura che Gianni Plinio ha espresso al cardinale Bertone. Una «spinta» non in forma ufficiale e nemmeno come capogruppo di An, ma che conferma la centralità del caso.
Due posizioni troppo radicali, quelle che separano don Gallo dal cardinale Bertone e dal resto della chiesa. E dal momento che il monito dell’arcivescovo era stato fin troppo chiaro circa un’eventuale sospensione del sacerdote nel caso non facesse pubblicamente un passo indietro, si attende una decisione forte della Curia. Che ieri ha preferito aspettare, nonostante il gran rifiuto arrivato dal fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di accettare un ritorno nei ranghi, già avvenuto in passato dopo un richiamo dell’allora cardinale di Genova Dionigi Tettamanzi. «Si valuterà la situazione giorno per giorno», è stato l’unico commento filtrato dall’arcivescovado. Ma presto dovrebbe essere presa una decisione che faccia chiarezza anche nei confronti dei fedeli che aspettano la conferma alla linea della chiesa. Inevitabilmente prima del referendum.