Don Gelmini attacca gli ebrei, poi si scusa

Parla di una lobby giudaico-radical chic, ma subito si corregge: "Sono loro amico e li rispetto: intendevo una congiura massonica". Dopo la gaffe il sacerdote indagato per presunti abusi sessuali viene "accerchiato" dalla politica. Il centrosinistra all’assalto: "L’unica corporazione è quella cattolica". Il prete trascorre l’estate sull’Aspromonte, lontano dalla sua comunità

Milano - Polemiche con retromarcia. Dalle balze dell’Aspromonte don Gelmini si difende, va all’attacco, poi chiede scusa agli ebrei. È la foga a innescare un cortocircuito mediatico e a costringerlo alla rettifica. Capita quando il sacerdote, nel mirino dei Pm di Terni per presunte violenze sessuali, punta il dito contro la «lobby anticristiana» all’opera nel Paese. Di quella lobby don Pierino aveva già tratteggiato l’identikit nell’intervista concessa al Giornale sabato: «E’ una lobby potente, nei giornali, nelle istituzioni, in politica. Forse adesso che anche a sinistra c’è un ripensamento sul tema delle droghe, qualcuno ha pensato bene di far uscire queste infamie». Ieri la seconda puntata, in chiave internazionale: «Mi sembra - è il ragionamento riportato da alcuni quotidiani - ci sia in atto una strategia mondiale di questa lobby ebraico radical-chic che partendo dalla Chiesa americana tende ad indebolire la Chiesa tutta».

Riccardo Pacifici, vicepresidente della comunità ebraica romana, replica immediatamente: «Comprendiamo lo stress di queste ore, è impensabile però che don Gelmini tiri fuori accuse non solo fantomatiche e prive di ogni logica, ma che rispolverano un vecchio pregiudizio antigiudaico che la Chiesa post conciliare ha faticosamente, e grazie al dialogo col mondo ebraico, ridimensionato».

Don Pierino, sempre attorniato dai ragazzi della comunità di Zervò, si corregge subito: «Chiedo scusa agli ebrei perchè io ho molto rispetto e molta considerazione per loro. Se ho detto così mi è sfuggita una parola di troppo, perchè io intendevo dire una lobby massonica radical-chic». Alessandro Meluzzi, lo psichiatra nominato sul campo portavoce del sacerdote, spende altre parole per ricucire i rapporti con Gerusalemme: «Don Pierino condivide il pensiero di Giovanni Paolo II sul popolo ebraico; sono i fratelli maggiori dei cristiani. Abbiamo parlato per ore della questione - aggiunge Meluzzi - e don Pierino mi ha più volte detto di essere dispiaciuto del fraintendimento. L’ho spiegato anche a un giornalista di un quotidiano che ci ha chiamato da Gerusalemme. Gelmini non è nè antiebraico, nè antigiudaico, nè antisemita, pensa anzi si tratti di una dimensione straordinaria della storia umana. Ha voluto invece puntare il dito contro la lobby laicista, anticlericale e anticattolica che alimenta da tempo campagne contro la Chiesa».

A qualcuno però la sterzata del prete non basta: «Sarebbe stato meglio se non fosse successo», afferma il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni - Tutto questo mi suona un po’ goffo se non patetico e allarmante perchè nasconde un pensiero che evoca fantasmi di congiure ebraiche». E il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini va anche oltre: «L’unica vera lobby in Italia è quella cattolica».

Ma non ci sono solo gli ebrei sullo sfondo di questa querelle. Anche Clemente Mastella puntualizza il suo pensiero sul tema; ieri i quotidiani riportavano alcune affermazioni del Guardasigilli: «Sarò vigile per evitare «scivolature» e strumentalizzazioni «di carattere anticlericale». Parole che suscitano interrogativi e allora il Ministro della giustizia torna sull’argomento: «Non ho mai voluto interferire nell’inchiesta». Che ora raddoppia: la Procura di Terni ha aperto un fascicolo sulla fuga di notizie.

Intanto, la «gogna mediatica», come la chiama don Pierino, ha prodotto un primo risultato: sono centinaia le richieste di ingresso nelle Comunità Incontro. Insomma, la bagarre di queste ore ha avuto, per ora, la funzione di un grande spot.