Ma don Gelmini non è Al Capone

Don Pierino Gelmini se ne stava tranquillamente, come ogni agosto, nella sua comunità di Zervò, tra i boschi della Sila, quando è stato investito da una terribile tempesta giudiziaria-mediatica.
Il giornale La Stampa di Torino ha infatti sbattuto in prima pagina l’accusa infamante di molestie sessuali avanzata da alcuni ex ospiti tossicodipendenti della comunità nei confronti dell’ottantaduenne fondatore, cardiopatico e con gravi problemi alla vista.
Improvvisamente è sparito il don Pierino che in tantissimi stimiamo ed amiamo, conoscendo i frutti straordinari della sua opera decennale, ed è comparso al suo posto una specie di Al Capone, con ritratti velenosi e diffamatori, più degni di una gangster story che della vita di un sacerdote.
Sullo stesso giornale abbiamo letto a ruota della solidarietà che il torinese don Ciotti ha espresso contemporaneamente a don Gelmini e alle sue «vittime» (trasformando accuse deliranti in sentenze passate in giudicato) e ancora un Cardinale torinese invitare don Gelmini a fare un passo indietro affidando ad altri le comunità di cui è fondatore.
Sempre La Stampa, due mesi fa, ha dedicato un’intera pagina ad un’incredibile bufala, spacciata per studio scientifico, che spiega che in Italia un bambino su quattro subisce abusi sessuali, nell’ambito di quella che è stata definita «l’epidemia del secolo».
Arrigo Levi, che mi onora della sua amicizia, da me ricambiata, sullo stesso giornale martedì sorrideva di un colloquio fra me e Berlusconi, ambedue ex allievi salesiani, che ricordavamo come nei nostri anni giovanili, mai c’era capitato o era capitato ai nostri amici di essere molestati.
Purtroppo c’è poco da sorridere!
Una martellante propaganda dell’ala militante degli omosessuali (l’onorevole Grillini in testa) polemizza ogni giorno con i cattolici accusandoli di essere sepolcri imbiancati e invitando le famiglie a non mandare i figli in parrocchia e all’oratorio, dove ci sarebbero orchi in agguato pronti ad approfittarsi di loro.
In questo contesto Don Pierino ha detto una parola sbagliata di cui ha tentato immediatamente di scusarsi: apriti cielo, nessuna pietà per chi durante il linciaggio si è lasciato scappare una sciocchezza.
D’incanto non contano più le decine di comunità aperte in tutto il mondo, le migliaia di giovani salvati dalla droga, le commuoventi testimonianze di personaggi dello sport, dello spettacolo, della politica, delle Chiesa che per anni hanno visto e toccato con mano i frutti del lavoro di don Pierino: il bene dev’essere trasformato in male, la passione civile e religiosa dev’essere irrisa e sporcata.
A papà Pierino, come lo chiamano migliaia dei suoi figli, confermo proprio in questo drammatico momento della sua vita tutta l’amicizia e l’affetto che si merita.
*Deputato dell’Udc