DON GIOVANNI alla Scala Un’opera dai molti volti

Al Piermarini il Mozart diretto da Dudamel con la regia di Mussbach

Elsa Airoldi

Gustavo Dudamel, il «più interessante nuovo direttore del pianeta», questa sera sale per la prima volta sul podio operistico della Scala. L’impresa non è da poco, trattandosi di tornare a Don Giovanni, l’opera che in quel teatro vide allestimenti e direttori già dichiaratamente planetari. Strehler, Frigerio, Muti... Un Mozart dai molti volti. Drammatico e giocoso come gli accordi minacciosi e le raffiche di note illividite che aprono seguiti da verve e tonalità che introducono Leporello stanno a significare. Un’opera dalle mille letture. Come le recente versione di Azio Corghi e José Saramago, ironica ma non troppo, indicano.
Ma i nostri interlocutori, Peter Mussbach regista e scenografo e Gustavo Dudamel direttore, nulla temono. Il primo per consolidate convinzioni, il secondo per entusiamo e verginità emotiva. Di fatto con questo Don Giovanni si apre l’era Baremboim. Quella della coproduzione Scala-Staatsoper Unter den Linden Berlin. Da Berlino arriva infatti in carne e ossa addirittura Mussbach, sovrintendente e direttore artistico dell’Unter den Linden e qui scenografo e regista.
È lui quello che parla. Non ama le anticipazioni. Così si dilunga sullo spirito dell’opera che dice summa del repertorio operistco. Insiste sul concetto di Gesellschaft, la «società» che in Don Giovanni accorpa le classi (la Rivoluzione è alle porte ma non le ha ancora spalancate) e vive di convenzioni contro le quali l’affermazione di libertà del protagonista non può che scontrarsi. Analizza la partitura, e nella sua perfezione vede dileguarsi come fantasmi gli uomini e le loro passioni. L’amore si fa odio e l’odio comprensione... Si sofferma sull’enigma di Don Ottavio, sul significato di quartetto e sestetto. Nel suo Don Giovanni ucciso non dal vizio né dagli uomini ma dall’eternità, così come i vari caratteri, Leporello che strizza l’occhio alla commedia dell’arte incluso, si confrontano solo con il destino, la chiave di lettura è la partitura.
Dal dotto mistero del regista tuttavia trapelano le indiscrezioni. Sulla scena slitteranno incombenti monoliti neri. Mentre i costumi saranno abiti d’oggi tinti di ieri. Gustavo Dudamel, l’adorabile figlio del sistema di José Antonio Abreu e del Venezuela (prima un Enfant - in genere inteso come balletto -, un Elisir e il recente Don Giovanni in forma oratoriale di Caracas), 25 anni, si dice in perfetta sintonia. Ha studiato l’opera per un anno. È stato seguito da Claudio (Abbado) e Daniel (Baremboim) dei quali adora la capacità di rileggere ogni ripresa. Nessun problema con Amadeus (Mozart?): «è universale». Nessuno con Don Giovanni: «è il mio». E i cantanti? «Carlo, Ildebrando, Carmela... fantastici. Di loro sì che ho avuto paura. Mi parevano troppo importanti per me. Poi tutto bene, lo vedrete questa sera».
Questa sera primo cast, stellare, con Carlos Álvarez, Ildebrando D’Arcandelo, Carmela Remigio, Monica Bacelli, Francesco Meli, Veronica Cangemi, Alex Esposito.
Don Giovanni, Teatro alla Scala, ore 20, info 02-72003744, ingresso da 170 a 10 euro