Don Giovanni seduce il nulla

Un libro di grande interesse, semplice e chiaro e al tempo stesso per nulla scontato, è Don Giovanni, l’Ingannatore dello psicanalista Claudio Risé (Frassinelli, pagg. XIX-160, euro 16). Il punto di partenza è offerto dall’esperienza diretta, offerta a Risé non tanto dai casi in cura, protetti da segreto, quanto dal dialogo con i lettori che da anni intrattiene dalle colonne del settimanale Io, donna.
Don Giovanni, da un lato, è più vivo che mai nel nostro tempo. Questa figura di uomo irresponsabile, incapace di rimorso perché disimpegnato con tutto, continua a imperversare nella vita di molte donne, perlopiù donne d’ingegno, dotate o di grande autocoscienza, o di vera profondità spirituale o, perlomeno, di vera ambizione sociale. Sono queste, oggi come ieri, le vittime di Don Giovanni. Risé, intelligentemente, decide allora di studiare il personaggio al suo primo apparire sulla scena letteraria (Tirso de Molina, Molière, Da Ponte-Mozart).
Mito della modernità, Don Giovanni è il modello dell’uomo che non vuole avere Dio tra i piedi: non lo conosce e non lo vuole conoscere. Anche se questa presa di posizione non è diventata ancora un programma. La modernità l’ha amato come si ama un figlio eternamente minorenne e narciso. «È appunto questa aggressività narcisistica - dice Risé -, questa sostanziale chiusura in se stesso che impedisce a Don Giovanni di provare il minimo senso di colpa per quel che fa. Curiosamente, è stato proprio questo a suscitare grande simpatia presso la critica romantica e postromantica, che fino ai nostri giorni ha scambiato Don Juan per un libero messaggero dell’amore \. In realtà, nelle sue storie non c’è nessun autentico amore, perché non c’è nessun incontro di anima (ossia: nessun vero incontro con l’altro, ndr)».
Difficilmente il lettore riuscirà a staccare gli occhi da questo libro, e la ragione è che questo libro parla, con un linguaggio diretto, di qualcosa che è dentro tutti noi, di un avversario che non possiamo eliminare del tutto: l’uomo senza cuore, l’uomo senza io, che colpisce e scompare, e che solo un colpo di teatro (non a caso Don Giovanni è personaggio eminentemente teatrale) può far morire. Perché, nella realtà, i Don Giovanni non muoiono, dato che il nulla non muore, non essendo mai nato.