Don Gius e la bellezza cristiana

«Don Giussani era cresciuto in una casa povera di pane, ma ricca di musica. E così sin dall’inizio era toccato, anzi ferito dal desiderio della bellezza. Ma non si accontentava di una bellezza qualunque. Cercava la bellezza infinita, così ha trovato Dio». Così l’allora cardinale Josef Ratzinger il giorno del funerale di don Gius. Così ieri in un tetro Dal Verme stracolmo Julian Carròn. Il suo successore accolto da un applauso interminabile. «Don Giussani e la ricerca della bellezza», il convegno organizzato dall’assessore Stefano Zecchi per ricordare il fondatore di Cl. «Milano ha bisogno di bellezza - conclude il suo intervento -. La bellezza dei progetti, le unioni per cose che si fanno insieme. Amare la bellezza è amare una verità che costruisce. Questo è il modo migliore per ricordarlo». Emozionato, come sempre quando ne parla, Roberto Formigoni che ne ricorda l’amore per Leopardi e il fascino incantatore. «Questa bellezza - aggiunge - c’entra con la politica. Se non fosse così la politica sarebbe ben poca cosa. Sarebbero ben poca cosa la politica e la vita che don Giussani ci ha insegnato ad amare. Grazie don Gius». Modera con abilità Claudio Risè che passa la parola al poeta Franco Loi per ricordare i primi incontri. Conversazioni sulla musica, la poesia come simbolo e rimando ad altro, all’infinito. Sullo schermo scivolano le immagini degli spettacoli teatrali voluti per il meeting di Rimini e allestiti da Franco Branciaroli («Lui mi faceva sentire il braccio armato di questa bellezza»). Chiude il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi, che parla di educazione e università. Dovunque giovanissimi, seduti anche per terra. Tanti mano nella mano.