Don Giussani, prete umile che si donò al mondo

Abbiamo parlato tante volte con lui, abbiamo riso, scherzato, condiviso momenti di tragedia collettiva e personale. Abbiamo mangiato tante volte con lui. Eppure, a quattro anni dalla morte, don Luigi Giussani rimane un mistero.

Perché un uomo così strano, il più strano di tutti e al tempo stesso il più umano di tutti? Chi era quell’uomo? Un uomo che aveva nel cuore una sola cosa, Gesù Cristo, e che - tanto nella parola altissima e potente, che non temeva il tragico, come nella semplicità della vita quotidiana - sapeva sempre riconnettere in modo imprevedibile, mai scontato, tutti i pezzettini delle nostre vite così sconnesse a quell’unica cosa. In questo modo le nostre povere vite si sentivano abbracciate da Cristo, le nostre menti confuse percepivano la loro utilità.

Scrivere un libro su don Giussani, sul suo pensiero vasto e articolato, sulla sua figura umana, su tutto ciò che ha conosciuto l’ala della sua paternità (ed è molto più di quanto appaia!) sarebbe impresa titanica se la forza dell’incontro con lui non permanesse nelle nostre testimonianze, per quanto imperfette.

Con umile ma profonda intelligenza accetta questa sfida don Massimo Camisasca nel suo recentissimo Don Giussani (San Paolo, pagg. 170, euro 14). Il titolo è tutt’altro che banale o generico, e richiama il punto più acuto su cui si è giocato il dramma di quella vita: l’essere prete, un semplice prete, ma prete fino in fondo, obbediente al compito sacramentale ricevuto.

Il genio di don Giussani sarebbe preda delle nostre congetture senza quell’ancoraggio solido. E se il testo di Camisasca prende in esame soprattutto i libri di Giussani, mostrando un tracciato lucido, che corre dalla divorante passione educativa che lo ha sempre animato fino alle vette sconcertanti degli ultimi interventi, il fil rouge rimane sempre questo dono di sé a Cristo per il bene di tutti, che nulla in cambio si aspetta e si sa servo inutile.

È bene comprendere questo punto, e giustamente Camisasca lo ha assunto come chiave del suo libro. Don Giussani non concepì mai l’idea di fondare un movimento. Per lui Comunione e Liberazione fu sempre e soltanto il dono imprevedibile dello Spirito affinché la sua vocazione per il mondo intero si compisse. E le conseguenze si continuano ad ammirare dopo la sua morte.

Un particolare elogio merita la scelta, esigua ma molto attenta, delle immagini fotografiche, dove è sempre possibile catturare lo sguardo potente di don Giussani, la sua passione per la singola persona umana.