Don Gnocchi in festa tra cuori riabilitati

Ieri celebrati i 25 anni del reparto di Cardiologia Solidarietà, l’impegno dei medici nel mondo

Salvatore Scarpino

Ieri, nella moderna e lindissima struttura della Fondazione Don Gnocchi, in via Capecelatro, c’è stata una riunione per festeggiare il venticinquesimo anniversario della fondazione di un reparto, la Cardiologia riabilitativa, che ha conquistato uno suo posto d’eccellenza nella costellazione sanitaria lombarda e nazionale.
Si sono ritrovati tutti, primari di ieri e di oggi, medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri a ricordare il valore di una vicenda che s’iscrive nella testimonianza e nella lezione di don Carlo Gnocchi, nello sforzo di lenire la sofferenza e ridurre le conseguenze della malattia. E a ricordare monsignor Nino Pisoni, che del «Don Gnocchi» fu presidente, che quel reparto volle. La cardiologia riabilitativa, in una realtà che vede gli accidenti cardiovascolari come killer e responsabili d’inabilità, risponde a un’esigenza del sistema sanitario. Questa specialità soccorre i reduci dal coccolone e quelli che sono appena usciti dalle mani del cardiochirurgo. Li cura, li rasserena, li mette a passeggiare nei corridoi con un esperto che misura il passo, il respiro e i battiti del cuore, poi li mette su una cyclette e spiega loro che non è il caso di arrendersi nell’inattività, nella paura e nell’autocommiserazione. E poi gli specialisti studiano e applicano le più moderne tecniche di recupero fisico e psicologico, circondati da un personale paramedico che si distingue per esperienza e capacità. E tutti mostrano un’umanità e una sollecitudine protettiva più che mai necessarie.
Per la cardiologia del «Don Gnocchi» sono passati tantissimi lombardi e molti italiani. E ognuno ricorda il personale che si è occupato di lui. Impossibile elencare quelli che festeggiavano l’anniversario. Segnaleremo soltanto il primario Maurizio Ferratini e la signora Giusi, la gran capa degli infermieri, perno del reparto, una signora sempre sorridente e coi capelli d’argento. I responsabili guardano avanti. Il primario, insieme a cardiochirurghi di Niguarda, viaggia (dall’Albania ai Paesi dell’Africa) per selezionare giovani pazienti che hanno bisogno di essere operati e riabilitati al don Gnocchi. C’è una Milano generosa e capace che spesso dimentichiamo.