Il don con l’interprete dice messa ai sordomuti

POCHE CHIESE «Traduttori solo in via San Gregorio e a Cernusco sul Naviglio

«Il Signore sia con voi» dice il prete a messa. Vero, ma non tutti lo sentono. E non è questione di sensibilità ma di udito. Ci sono persone che non si notano. Vivono nel loro mondo, esclusivo e silenzioso, senza sentire mai una parola, un rumore, una musica. Sono i sordi. Sabato per la prima volta nel tempio civico (la chiesa di San Sebastiano) verrà celebrata una messa nel linguaggio dei segni. E sarà una signora, Anna Maria Capuano, la volontaria che tradurrà l’omelia del prete. Con gesti e mimica, nella lingua Lis. L’appuntamento è alle quattro del pomeriggio. L’occasione è data dalla cerimonia del circolo reale Carlo Alberto di Savoia per il 91° anniversario della vittoria italiana nella prima guerra. Un piccolo corteo sfilerà da piazza San Carlo alle 14.45, farà sosta in Duomo, ai piedi del monumento di Vittorio Emanuele e si concluderà in via Torino al tempio di San Sebastiano per la cerimonia. Il gruppo dei sordi si disporrà su un lato. «Mi farò vedere da tutti - spiega Anna Maria Capuano interprete e insegnante di scuola guida per sordi -. Tradurrò le parole del prete, soprattutto l’omelia e se non ci sono i libretti riferirò anche le parole dei canti». Ma quante sono le chiese che celebrano le messe per i sordi? «Poche - spiega Luigi Mattiato segretario provinciale dell’Ente nazionale sordomuti (Ens) - si tengono nella parrocchia San Gregorio, vicino alla nostra sede di via Boscovich e a Cernusco sul Naviglio, tutti i mesi perché si è formato un gruppo spontaneo di fedeli sensibili a non escludere chi non sente». Per il resto? «Vuoto assoluto - denuncia Mattiato -. Non esiste una pastorale per sordi, si pensa che la chiesa così com’è vada bene per tutti. Però così facendo si negano le informazioni a quella parte di società che non è come gli altri». Il segretario provinciale ricorda che un tempo («quando non c’era la crisi delle vocazioni») dai seminari uscivano preti formati a passare la vita nelle istituzioni specializzate, fra i ciechi e i sordi, insomma. «Nella nostra comunità c’è una forte domanda di spiritualità che non trova risposta nell’arcidiocesi - aggiunge Luigi Mattiato -. Un esempio? Abbiamo scritto al seminario milanese per proporre i nostri laboratori ai giovani sacerdoti, per insegnare loro la Lis che oggi ha un lessico ricchissimo. Ma il seminario ha declinato l’offerta». In tutta la diocesi sono soltanto tre i preti che sanno comunicare con i sordomuti, il più giovane ha 80 anni.
Sabato però i sordi sono stati invitati a partecipare alla cerimonia dei circoli reali. «Fra le missioni degli ordini cavallereschi c’è quella di sensibilizzare chi ci sta intorno, di affermare i valori positivi della vita - spiega il conte Luigi Mastroianni fra i promotori dell’iniziativa -. Insomma non potevamo essere “sordi” davanti a questo problema. Senza contare che queste persone ci arricchiscono, hanno una marcia in più, sono loro le più dotate».
I monarchici che sfilano sabato vorrebbero anche sensibilizzare il governo a riportare in patria le spoglie dei sovrani ancora in esilio: Vittorio Emanuele II (da Alessandria d’Egitto), la regina Elena (da Montpellier) e re Umberto II e la regina Maria José (dall’alta Savoia francese) perché «sono stati capi di Stato italiani».