Don Mazzi: «Dove sono finiti gli ambientalisti no smog?»

RABBIA «C’era puzza di gasolio e ho dato l’allarme. I soccorsi? Arrivati tre ore dopo»

Amareggiato, preoccupato e deluso. Questo più di tutto. E dai milanesi, quelli che sono tutti bravi a schierarsi dietro le bandiere ambientaliste e a farsi paladini delle battaglie contro l’inquinamento. E poi, quando succedono i disastri ambientali, quelli veri, scompaiono. «Ma dove sono? Perché non sono arrivati qui, non ieri o domani. Ma quattro giorni fa». Don Mazzi, presidente della Fondazione Exodus, una comunità per il recupero di tossicodipendenti in mezzo al parco Lambro, si appoggia al parapetto del ponticello sopra il fiume e non si dà pace. «Io mi domando: ma che fine hanno fatto i movimenti ecologisti, i verdi in un disastro così? Non ho visto nessuno, non so nemmeno se sono andati a Monza. Qui a Milano non mi sembra ci sia stata una presa di coscienza vera su quello che è accaduto». Manca la cultura del verde, manca la consapevolezza che una difesa dell’ambiente seria renderebbe la città migliore. «E invece sono tutti preoccupati del blocco. Ma a cosa vuoi che serva?». E allora ci prova lui a lanciare il suo appello e la sua provocazione, invitando tutti i no smog, genitori, mamme, zii, cugini anti-polveri sottili a venire qui domani a pulire il Lambro. Fosse stato per lui sarebbero già dovuti andare davanti a Palazzo Marino a manifestare.
«Io ho iniziato a dare l’allarme alle sei del mattino. Mi sono svegliato e ho visto che c’era qualcosa che non andava». All’inizio pensava che fossero stati i miei ragazzi, che qualcuno di loro per scherzo avesse preso il gasolio dalle macchine. La puzza era terribile e sull’acqua c’era uno strato di miasmi. «Ma se ho sentito io questo odore, possibile che i vigili di pattuglia non l’abbiamo avvertito?». Giura il religioso di aver provato a chiamare tutti: vigili, polizia, carabinieri, vigili del fuoco. Ma nessuno gli ha dato retta. «Alle nove abbiamo iniziato a vedere qualcuno...». Quattro o cinque ore di vuoto, in cui nessuno è intervenuto e che hanno ritardato gli interventi, rendendo ancora più difficile la situazione. Tutta questa vicenda è stata sottovalutata, ripete don Mazzi. «L’acqua non viene concepita come un pericolo. Se si fosse trattato di un incendio, sarebbero venuti in un attimo. E invece era solo un fiume». Ora c’è anche il pericolo che esondi e che il livello dell’acqua superi le sponde e si infiltri nel terreno, come sta già facendo. E allora la macchia oleosa e il veleno degli olii combustibili entrerebbero nella terra, nei prati. «Siamo tutti preoccupati che questa roba arrivi al mare, ma di quello che accada qui, in questo parco, ci siamo dimenticati?».
Questa mattina alle dieci i volontari della Protezione civile verranno qui nel parco per pulire gli argini e ci sarà una cordata di Legambiente. Ma sono passati quattro giorni ormai, la macchia oleosa ha quasi raggiunto il Delta del Po e chissà quanti anni ci vorranno prima che il Lambro torni come prima. «E gli ecologisti dov’erano?».