Don Mazzi: «Promesse tradite Ho votato Prodi, mi ha deluso»

Il sacerdote: «Stipendi ridotti ai poveri, penalizzato il volontariato»

da Milano

«Sono deluso e incazzato». Don Antonio Mazzi è fatto così. Ha votato per la Margherita, ha sostenuto Romano Prodi, si sente di centrosinistra ma quando ha qualcosa da (ri)dire non si nasconde dietro mezze parole: «Sono deluso dal governo e incazzato con questi signori che prima hanno promesso mari e monti e poi quando c’è bisogno spariscono».
Milano, lunedì sera. Lo incontriamo all’uscita dal teatro Angelicum, dove ha appena assistito all’assemblea del gruppo dei Volenterosi. Duecento metri a piedi insieme. Si parla di politica.
Come mai è venuto ad ascoltare i Volenterosi?
«Sono molto legato a Pezzotta, ho votato per la Margherita. Sono venuto ad ascoltare...».
...e che idea si è fatto?
«Tante belle parole, ma nemmeno una sui poveri. Di quelli mi sembra che non si occupi nessuno. Ma lo sanno nell’Unione che ai lavoratori sono arrivate le prime buste paga dopo la Finanziaria? Io sì. Mi ha chiamato il commercialista che prepara le buste paga per i nostri operatori: “Don Mazzi, guardi che da questo mese prendono qualcosa di meno...”».
Anche i ricchi piangono, diceva il manifesto di Rifondazione.
«Ma quali ricchi! I nostri operatori (un centinaio in tutta Italia) guadagnano da 1.000 a 1.200 euro al mese. E il commercialista mi ha spiegato che lo stipendio netto si riduce di circa 15 euro».
E lei che cosa ha risposto?
«Eh no, qui c’è qualcosa che non va. Ma com’è possibile? E lui: “Sa, sono i meccanismi della Finanziaria...”. Non voglio nemmeno sapere quali. Sono troppo incazzato».
Non se l’aspettava?
«Non me l’aspettavo affatto e mi ha molto seccato. Qui non si tratta di chiedere un sacrificio a gente che guadagna 5mila euro al mese. E non vorrei che i grandi signori come Padoa-Schioppa mi rispondessero come qualche mese fa, quando avevano eliminato il 5 per mille al non profit: “È stata una svista”. Strano che le sviste avvengano sempre per i più poveri, no?».
Che giudizio dà del governo?
«Deludente. Un colpo all’ala radicale, un colpo a quella cattolica... così non si va avanti».
Che cosa si aspettava di buono?
«Prima delle elezioni avevo visto due volte Prodi e tre volte Rutelli e la Margherita, a cui faccio riferimento. Avevo chiesto di allargare i benefici fiscali per chi sostiene il volontariato. Il 5 per mille funziona: non possiamo dipendere dallo Stato. Poi avevo proposto un dipartimento unico a Palazzo Chigi sulle politiche giovanili. Altrimenti si arriva troppo tardi, come ora con questa svolta repressiva sui telefonini e il bullismo a scuola. E questo significa essere progressisti?».
Prodi e Rutelli l’hanno ascoltata?
«Hanno fatto tutt’altro. Sul volontariato non c’è sensibilità: il 5 per mille l’hanno introdotto ma con un tetto che di fatto lo riduce. E a occuparsi di politiche giovanili ci sono Melandri, Turco, Ferrero, Mastella, Fioroni, Damiano e Bindi. Sette ministri. Anzi: sette padreterni».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it