«Don Pasquale» canta genovese

Vivace, arguto, divertente e con quella pennellata di malinconia che dipinge i suoi umanissimi personaggi: eccolo, il "Don Pasquale" di Gaetano Donizetti, un'opera buffa particolare, comica ma non ridanciana, che con un poco di cinismo premia l'astuzia spudorata di due giovani ai danni dell'anziano ostinato, che è poi il verace "senex" gabbato di matrice plautina.
Ma andiamo a vedere come sarà il "Don Pasquale" che domani, in edizione integrale, inaugura il cartellone del nuovo anno lirico al Carlo Felice e che idealmente chiude la trilogia donizettiana genovese, iniziata con "La fille du Régiment" di due anni fa e "Favorite" della scorsa stagione. La direzione è di Marcello Panni, eclettico, vulcanico musicista e compositore con un amplissimo repertorio che va dal preclassico al contemporaneo più spinto, artista cui la seconda parte del novecento deve molto, sotto tutti i punti di vista; la regia di Stefano Vizioli, la stessa che debuttò alla Scala nel 1994 per poi conoscere grande successo sul palcoscenico di vari teatri in Italia e addirittura oltreoceano; scene, come allora, di Susanna Rossi Jost e costumi di Roberta Guidi di Bagno. «Sarà "Don Pasquale", certamente - dice Vizioli - ma avrà la fisionomia che gli conferiranno questi particolari artisti e il loro gioco di squadra, perché di questo si tratta, qui non ci sono cantanti che emergono, qui si basa tutto sull'affiatamento e la collaborazione: ed è chiaro, l'intesa che ogni volta si crea dipende dalle persone fisiche in questione, non ha senso rifarsi ad un unico modello e ad un'unica interpretazione».
Un "Don Pasquale" "nostrano", se possiamo azzardare, non solo perché il giovane Ernesto innamorato è Francesco Meli, tenore genovese ormai nel pieno di una carriera assai promettente, ma anche perché genovese d'adozione è Serena Gamberoni, la seconda Norina; perché Genova riaccoglie sulla scena dopo un periodo di inattività Stefania Bonfadelli (Norina), che proprio a Genova ebbe l'ultimo successo nella "Lucia" donizettiana; perché Alfonso Antoniozzi (Don Pasquale) è ormai una garanzia per il pubblico del nostro teatro (già ascoltato in Candide, Cenerentola, Così fan tutte), così come Maurizio Muraro (secondo Don Pasquale), Fabio Maria Capitanucci e Giorgio Caoduro (Malatesta).
Proprio Antoniozzi, allievo di Sesto Bruscantini - che indiscutibilmente rimane il Don Pasquale di riferimento - esalta la produzione. «Sono assolutamente tranquillo, questo è uno spettacolo saldo, fatto da artisti validi - e mi riferisco in particolare al regista e al direttore - cosa indispensabile in un'opera come questa, leggera ma complicata, buffa ma con un'orchestrazione da opera seria; un vero meccanismo ad orologeria, in cui nulla può essere lasciato all'iniziativa personale dell'ultimo minuto…qui è davvero il caso di dire: se impazzisce una rotellina, impazzisce tutto l'ingranaggio. Vizioli e Panni hanno fatto un ottimo lavoro».