Il «Don Pasquale» rinasce nel tempio classico di Vienna

Al Musikverein il Maestro dirige l’Orchestra Cherubini nel capolavoro di Donizetti. «È una grande opera comica»

da Vienna

Alla Musikverein di Vienna non si sgarra. Per dirla con Totò, qui si arriva solo imparati. Ieri e stasera, l’Austria ha spalancato le porte del suo tempio massimo all’Orchestra Giovanile Cherubini: sorta di medaglia d’oro per il percorso fatto fino ad ora. Un percorso lungo tre anni, voluto da Riccardo Muti che proprio in coda al 2004 (debutto giugno 2005) metteva in piedi un’orchestra di soli italiani, sotto i trent’anni, con il fermo proposito di formarli attraverso prove, non delegate al solito assistente, quindi concerti e produzioni operistiche. Come quella di ieri sera, Don Pasquale di Donizetti, con Muti sul podio, Nicola Alaimo nel ruolo del titolo, Sandra Pastrana nei panni di Norina e Juan Francisco Gatell in quelli di Ernesto. È questo uno dei cinque appuntamenti che la Musikverein dedica a Muti che in giugno chiude il suo personale ciclo viennese con il Requiem di Verdi per i cent’anni dalla nascita di Herbert von Karajan. Mentre il Requiem di Brahms, altra partitura cara a Karajan, costituirà l’omaggio da Salisburgo dove Muti - sempre alla testa dei Wiener Philharmoniker – ritorna all’Otello di Verdi. Un Otello d’autore, con un direttore garanzia verdiana. E un «regista shakespeariano, Stephen Langridge: mi fa piacere che sia lui a curare anche la regia dell’ Otello all’Opera di Roma in coda al 2008», anticipa Muti.
Perché Don Pasquale per il debutto viennese? «È rodato ed è piaciuto molto quando l’abbiamo portato in giro, a Mosca e a San Pietroburgo, per esempio», spiega Muti. «È un’opera che funziona anche in forma di concerto poiché è tutta sulla parola». Un’occasione, inoltre, per «chiarire a chi sta al di là delle Alpi che l’opera comica italiana è fatta di finezze e sa toccare anche le corde della malinconia».
Allo scoccare delle 19,30, la fifa dei musicisti si taglia con il coltello. Sono lì, sbalzati in primo piano, su un palcoscenico che è la storia dell’interpretazione musicale. I visi tesissimi si sciolgono nel corso della sinfonia d’apertura che strappa il primo applauso di una sala sold out, con spettatori in piedi. Prese le misure con sala e un pubblico abituato al meglio che passa il convento musicale, l’orchestra quindi il quintetto di cantanti - su tutti, Alaimo, che ha un successo personale - tirano fuori le unghie. E svelano chi sia Donizetti, tra affondi ironici, levità giocosa e una punta di malinconia che getta ombre sulle lunghe melodie all’italiana.
Don Pasquale, Austria, un’orchestra al giro di boa (la Cherubini, come da statuto, dovrà presto ricostituirsi da capo), e la mente di Muti va al suo primo Don Pasquale, quello che lo vide debuttare a Salisburgo nel 1971: «Ricordo la litigata con il regista che voleva inserire un pediluvio in un momento che non c’entrava niente». E lei? «Glielo feci togliere, sono sempre stato così», dice Muti a due mesi dal concerto al Maggio Musicale Fiorentino per i quarant’anni dall’esordio di carriera.
Ai ragazzi della Cherubini, ora che sono «imparati» , non è concesso fare i bamboccioni fra le pareti rassicuranti di casa-Cherubini, dovranno spiccare il volo altrove. C’è pure chi ha ottimizzato i tempi e già lavora, o ha un contratto in tasca, in altri complessi. Il primo violoncello sarà al Comunale di Bologna, e la viola al primo leggio al Teatro San Carlo di Napoli, sono poi previste migrazioni nella Symphonica Toscanini di Maazel. «Questi ragazzi porteranno con s’è un modo di essere in orchestra. Quello delle grandi compagini straniere che non mancano certo di vivacità, ma poi operano con decoro e dignità», dice Muti.
La Cherubini chiuderà il suo tragitto con il concerto di Ravenna di giugno, quindi si scioglierà per ricomporsi con i nuovi arrivi scremati sulla base di seicento domande. «Rimarranno però alcuni orchestrali della Cherubini originaria, proprio per non partire di nuovo da zero», ancora Muti. Sempre a proposito della musicalissima Austria, la Cherubini «fase due» già si ritrova in tasca l’invito al Festival di Pentecoste di Salisburgo prorogato di altri due anni (quindi si va fino al 2011). «Per il 2009 proporrò il Demofoonte di Jommelli e una Messa di Pergolesi. Per gli altri due anni vorrei allargare il concetto di scuola Napoletana, spingendomi verso musicisti come Mercadante».