Don Prospero smonta il presepe: «La moschea era lì da tre Natali»

La quiete dopo la tempesta. Ad Oregina si torna a respirare l’aria di sempre. Non più troupe televisive intorno alla chiesa di Nostra Signora della Provvidenza, né il pellegrinaggio in via Vesuvio dei curiosi che volevano vedere la moschea nel presepe e non essere devoti davanti alla Sacra Famiglia. Don Prospero Bonzani, dopo la ribalta concessagli dai mass media, continua il suo lavoro come se la vicenda non l’avesse minimamente turbato.
Don Prospero, il suo obiettivo, la provocazione, è stato raggiunto?
«Io non la definisco così. Ho semplicemente cercato di far riflettere su una questione di estrema attualità. Sono altri che hanno voluto leggerla come una provocazione»
Lei ha detto che si tratta solo di un primo passo. Verso cosa?
«La nostra idea del presepe è stata stravolta da chi non ha saputo o voluto interpretarla nella maniera corretta. Abbiamo riprodotto quello che sta succedendo oggi in Palestina. Le polemiche che sono nate intorno alla presenza della moschea nella nostra rappresentazione sono state un po’ fuori luogo».
Però, anche lei. Anziché porgere l’altra guancia ha mandato tutti all’inferno con quella pagina di Vangelo.
«Non sono parole mie, ma di Gesù».
Cosa succede adesso? Si è trattato solo di un episodio o dietro c’è altro?
«C’è altro. Canalizziamo un momento che ormai era diventato comico e riflettiamo. Ora abbiamo il dovere di aprire un dialogo e il prossimo passo sarà un incontro multireligioso. Lo faremo dopo le feste qui nel quartiere. Abbiamo scelto come sede piazza della Pace, un luogo laico, e ci confronteremo insieme alla Consulta delle religioni».
Come possiamo credere che uno come lei si sia fatto intimorire da un volantino di Forza Nuova che non aveva nulla di minatorio? Erano vere minacce per lei?
«Non dico che fossero minacce vere. Non so se queste persone che mi avevano dato un appuntamento sarebbero venute qui con i kalashnikov o le caramelle. Quando mi è arrivato il comunicato di Forza Nuova mi sono sentito in dovere di avvertire la Curia. Loro prima hanno preso tempo. Poi mi hanno ricontattato dicendomi che, per ragioni di “ordine pubblico” sarebbe stato meglio rimuovere la statuina. Così ho fatto».
Non pensa che in Diocesi abbiano approfittato della situazione per risolvere quello che era diventato un problema?
«No, il Cardinale era con me. Come i miei parrocchiani».
Non proprio tutti i suoi parrocchiani.
«Sì, è vero. Alcuni mi hanno scritto per contestare la rappresentazione. Uno in particolare mi ha detto che ha già provveduto a cambiare parrocchia. Ma non si è qualificato».
Passerà alla storia come il primo sacerdote che ha messo una moschea nel presepe.
«Ma lo faccio da tre anni».
E solo adesso lo dice?
«Prima non si discuteva così animatamente di moschea in città e allora nessuno diceva nulla. Ecco perché penso che ci sia qualcuno che ha strumentalizzato il tutto».
Nessuno le aveva mai detto qualcosa?
«Tre anni fa. La prima volta che la mettemmo nel presepio un fedele durante la Messa domenicale successiva al Natale, mentre predicavo, si alzò in piedi. Si mise ad urlare: “No alla moschea, tu uccidi il cristianesimo”. Subito dopo uscì di chiesa tra gli applausi ironici dei fedeli».