Don Renato, il prete anti-ronde cambia parrocchia

Il curato smorza i toni: «Le polemiche? Il mio spostamento era in programma da tempo». Esulta la Lega: «È stato arrogante»

Canta vittoria la Lega Nord di Opera: da qualche giorno, il parroco, don Renato Rebuzzini, è stato trasferito. Don Renato, 65 anni, durante la nota protesta del campo nomadi di Opera, aveva assunto alcune prese di posizione che non erano piaciute ai presidianti di Opera. Così, di fronte a una comunità divisa, alcuni fedeli avevano cominciato a disertare la messa. «La parrocchia di don Renato - ricorda il consigliere della Lega Nord, Fusco - perdeva fedeli ogni giorno, proprio per la sua decisa presa di posizione non condivisa dai parrocchiani. Io iniziai una battaglia pubblica volta a boicottare le Messe e ad attuare uno sciopero dell’offerta in chiesa che, effettivamente, diede i suoi risultati. Le azioni che i parrocchiani non hanno mai perdonato a don Renato sono state l’arroganza con cui ha impedito che nella Messa di Natale gli operesi si potessero scambiare il segno della pace e il volantino a sua firma in cui li definiva alla stregua di Erode, di Hitler e del Ku Klux Klan».
Oggi don Renato, definito dai leghisti «il Parroco che legge il Manifesto», lascia Opera, consegnando a don Olinto Roberto Ballarini la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Smorza i toni don Renato, che non vuole neppure sentir parlare di questa storia. Giura che l’idea di cambiare parrocchia era già stata presa da tempo e che non ha nulla a che vedere con le tensioni legate al campo rom della sua città. La Curia stessa, che ha trasferito il parroco a Paderno Dugnano, smentisce le voci maliziose e assicura che il trasferimento è legato ad altri motivi. Anche se a pensar male si fa peccato, in piazza, nonostante le smentite ufficiali, i parrocchiani non parlano d’altro. «A me don Renato non dispiaceva - commenta una signora all’uscita dalla Messa -, ma non mi è piaciuto come si è scagliato contro i partecipanti al presidio, soprattutto quando aveva paragonato i presidianti, fra cui anche mio marito, a dei nazisti. Poi la notte di Natale dall’altare ci disse che scambiarsi il gesto della pace sarebbe stato da ipocriti e non ce lo fece fare».
Ma come al solito Opera è divisa. Il sindaco, Alessandro Ramazzotti, replica: «L’attacco del consigliere Ettore Fusco a don Renato è inaccettabile. Mi limito a ricordargli le parole del cardinale Tettamanzi al ritorno, nel marzo scorso, dal pellegrinaggio in Terrasanta: “Non è certo alimentando la paura che si può realizzare quel dialogo, quel confronto, quella collaborazione che sono poi l’unica strada possibile per la convivenza”».